Picariello, il “maestro” di Contrada: il segreto per diventare campioni

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Michele Picariello, per tutti a Contrada è il “Maestro”. La sua passione per la boxe nasce prima come pugile dilettante e poi a 22 anni già diventa “aspirante tecnico” di pugilato. Nel 1992 fonda l’Accademia Pugilistica Contrada. Nel primo triennio di attività, ci sono stati i risultati migliori, la palestra è diventata la 3° forza in Campania e la 10° in assoluto in Italia. L’anno della svolta è stato il 1995 allorché l’ex pugile professionista Agostino Cardamone, guidato dal Maestro Michele Picariello, si è laureato prima Campione Europeo e poi Campione del Mondo nella categoria dei pesi medi. Dall’anno 2000 al 2008 ha guidato Carmine Tommasone, da dilettante, alla vittoria di quasi  tutti i tornei Nazionali a cui ha partecipato. Oggi allena Carmine Mr Wolf Tommasone, da professionista, e lo ha condotto prima alla conquista del Titolo Italiano, poi al Titolo InterContinental WBA ed Europeo EBU-EU, per il 2017 si punta al titolo mondiale.

Maestro perché il pugilato è importante per la formazione del carattere dei ragazzi?

Il pugilato educa i ragazzi alla disciplina, al sacrificio e alla consapevolezza che si ottiene solo in base a quello che si semina, sia sul ring che nella vita in genere, nel rispetto delle regole e del prossimo, per questo motivo può aiutarli nella formazione del carattere e nell’acquisizione della fiducia in se stessi.

In che modo il pugilato aiuta a diventare Resilienti?

Essere resilienti significa essere duttili e flessibili, accettando di sbagliare, sapendo di poter rivedere e correggere le proprie azioni. La persona resiliente possiede propensione a ricercare strategie creative di fronte alle difficoltà. E’ questo che fa il pugile, di fronte alle difficoltà lui studia,  in pochissimo tempo elabora la strategia di difesa e di attacco per affrontare l’avversario e si impegna per questo per essere il protagonista indiscusso.

Quanto è importante saper assorbire il dolore dei colpi ricevuti?

Nel pugilato non ci si abitua ad assorbire i colpi ma con esperienza si impara a sopportarne il dolore e a cercare di evitarli (meglio ricevere meno colpi possibili e restituire sempre un colpo in più del tuo avversario).

La pratica e l’allenamento quanto aiutano a scaricare le tensioni?

La boxe è una disciplina che aumenta l’autostima, soprattutto nei ragazzi. Aiuta ad acquisire sicurezza in se stessi, a scaricare le tensioni e a controllare aggressività e ansia. Ecco perché i disturbi legati allo stress e agli attacchi di panico, oggi frequenti soprattutto tra i giovani, trovano nel pugilato notevoli benefici.

Perché secondo te esiste il bullismo?

Partiamo dal presupposto che l’aggressività fa parte della natura umana  ma si deve imparare a controllarla e a contenerla. Azioni che vanno fatte dall’infanzia perché il fenomeno della violenza va visto sin da quando il bambino è piccolo. L’aggressività tra i ragazzi c’è sempre stata, però oggi il fenomeno è in aumento perché la società si è trasformata e si sottovaluta l’effetto che i media hanno sul bambino che viene lasciato indiscriminatamente davanti alla ricezione di messaggi continui senza una bussola per orientarsi.

La tua ricetta per combatterlo?

Essere presenti il più possibile, parlo dei genitori. Una mente in crescita va seguita e indirizzata. Spesso alla base degli episodi più gravi c’è un disagio familiare e quello che non si dice è che il “bullo” prima di essere carnefice è stato vittima. Probabilmente vittima di aggressività che non è solo fisica ma, nella maggior parte dei casi, verbale e psicologica.

Quanto incide avere una buona autostima sul ring e nella vita quotidiana?

L’autostima corrisponde alla considerazione che un individuo ha di se stesso  e si forma interagendo con i vari ambienti sociali, in questo caso l’ambiente sportivo. Tutto può incidere sull’autostima che si forma progressivamente e continuamente attraverso le esperienze di vita… se le esperienze ed i traguardi sono irraggiungibili si può avere un calo dell’autostima, se questi sono troppo facili si può eccedere nella propria autostima.

Come aiuti i tuoi atleti a superare i propri limiti di resistenza allo sforzo?

Un buon maestro da sempre e continuamente compiti e obiettivi raggiungibili che si adattano da atleta ad atleta, in base alla intensità e quantità, sia dal punto di vista tecnico che fisico.

Mi parli del suo concetto sul rapporto “mente corpo”…

Fondamentale importanza è analizzare il funzionamento del  rapporto mente-corpo: se questo non è gestito con equilibrio crea dei mostri. Bisogna quindi evitare di lavorare solo su una parte della persona. Quando si va a scuola o a lavoro si devono dare dei risultati, quando si è sul quadrato ciò che conta di più è la prestazione sportiva, dove tutto deve essere in perfetto equilibrio, mente e corpo assolutamente coordinati.

Quanto è importante saper riconoscere le proprie emozioni per tenerle sotto controllo durante un ‘incontro?

Non è facile salire sul ring, ci vuole coraggio. Lo sport è un’esperienza carica di emozioni. Una vittoria importante può scatenare gioia e felicità così come una pesante sconfitta può portare tristezza e delusione. Lo stato emotivo dell’atleta può incidere sull’esito della competizione, influenzando la sua prestazione durante l’allenamento e in gara. Ci sono ragazzi che in palestra sono molto validi  ma durante il match non dimostrano lo stesso valore espresso durante gli allenamenti.

Quanto incide il lavoro del Maestro sul carattere di un atleta?

Ha una grande importanza perché può sostituire positivamente almeno in parte la figura del genitore poco presente in molte famiglie in difficoltà. Il maestro inculca valori positivi ed è un riferimento per i giovani, spesso diventa un vero e proprio modello a cui tendere, perciò suo malgrado diventa anche e soprattutto un EDUCATORE ed è questo il suo ruolo più importante ma anche il più difficile. Per educare infatti bisogna anche essere, non è sufficiente sapere… quindi è importantissimo l’esempio che si da, sia all’interno della palestra che all’esterno in ogni ambito, circostanza e in qualunque questione, con qualunque persona e situazione in cui si possa trovare.

La tua ricetta per i giovani per diventare campioni sia nella vita che sul ring?

Non esiste una vera e propria ricetta per diventare campioni ma esistono delle capacità che ognuno di noi possiede che concorrono per diventare campioni, bisogna trovarle. Ecco questo è il segreto: trovare dentro di noi la giusta strada, le giuste motivazioni per perseguire un obiettivo che ci porti ad essere campioni nella nostra vita e nello sport che pratichiamo. Una dote fondamentale che ti aiuta nella vita e nello sport è sicuramente l’UMILTA’.