Conoscenza, lavoro muscolare, rispetto per gli altri … la via del Kung Fu

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Maestro Giancarlo Matarazzo, parlami della tua disciplina…

 Il kung fu è un’arte marziale cinese nata, dice la leggenda, dalla illuminazione dopo nove anni di meditazione in una grotta presso il monastero di Shaolin, del monaco indiano Bodhidharma. Alcuni monaci rinvennero casualmente in una parete della grotta uno scrigno con un suo manoscritto nel quale li istruiva in alcuni esercizi ginnici adatti a rinforzare i loro corpi, indeboliti dai lunghi periodi di meditazioni. I monaci ne ricevettero grande beneficio e svilupparono in seguito un’arte marziale grazie alla quale poterono difendersi non trascurando quello che era lo scopo principale del rinforzare corpo con esercizi mirati e avere buona salute, grazie a esercizi di respirazione e utilizzo dell’energia interna (qi). È in gran parte quello che oggi si continua a fare ponendo comunque l’accento sulla marzialità dell’arte, il rispetto e la tradizione a prescindere dallo stile praticato. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, è previsto l’allenamento senza armi, in cui vengono utilizzati pugni, palmi, gomitate, calci, ma anche tecniche di leve articolari, il cosiddetto kamna (letteralmente afferrare e controllare), l’allenamento o meglio lo studio delle e con le armi prevede utilizzo di svariati tipi di armi dal bastone alla sciabola, dalla lancia alla spada dritta o all’alabarda ecc. che  aiutano la flessibilità e allenano forza e potenza senso della distanza e concentrazione. Un allenamento a parte viene fatto per lo sviluppo dell’energia interna con il cosiddetto qigong, utilizzando esercizi respirazione per meglio indirizzarla nei giusti canali del nostro corpo e a questo punto si potrebbe entrare in un contesto più grande che è quello della medicina cinese, agopuntura, digitopressione.

Quando e perché hai iniziato a praticarla?

Per quel che mi riguarda credo che come tanti giovani dei miei tempi, il mio approccio al kung fu l’ho avuto negli anni settanta, con i primi film di quello che ancora sconosciuto in Italia come kung fu, veniva propinato come karatè di Shaolin fino alla consacrazione con i film più famosi di Bruce Lee. Ma ero un ragazzo e al mio paese non c’erano palestre di kung fu, per cui ho dovuto attendere un bel po’ prima di dedicarmi in maniera effettiva al kung fu col mio trasferimento ad Avellino, anni ’80, primo corso di kung fu, prima cintura nera in provincia. Poi apertura di una mia scuola e ….  sono passati alcuni anni adesso!!!

Quanto il praticare le Arti Marziali da parte dei ragazzi incide sulla formazione del loro carattere e sulla loro capacità di essere resilienti?

Il kung fu come arte marziale ovviamente incide nella maniera più positiva nella formazione caratteriale dei ragazzi, rispetto, formazione del gruppo, sportività credo sia quello che un Maestro insegna agli allievi, a monte di ogni esercizio o lezione, nel mio caso specifico, lo stile di kung fu che pratico ed insegno è Hung ga dove “ga” significa appunto famiglia e di conseguenza è quello che si mira ad ottenere, una famiglia in cui il Sifu  è realmente maestro/padre (il significato di sifu è appunto padre oltre che maestro) e i praticanti sono tra loro fratelli. Questo rende più forti e sicuramente più resilienti i ragazzi perché si impegnano ad ottenere il massimo, riescono a superare sconfitte sportive ripromettendosi di fare meglio, sanno che hanno dei “fratelli più grandi” ma anche degli adulti che nelle difficoltà possono essere a loro fianco.

 

Il tuo concetto di paura?

Il mio concetto di paura è cambiato con l’età, l’incontro col kung fu mi ha aiutato tanto devo dire, oggi ho paura quando non ho soluzioni, quando non posso fare niente nonostante studi, allenamenti, esperienza, paura è impotenza.

Quanto è importante oggi imparare a difendersi da attacchi violenti e improvvisi?

 La difesa personale in questo mondo sempre più violento, è essenziale. Importante imparare e farlo bene. Tutte le arti marziali danno lezioni di difesa personale perché è nel loro DNA, tutte hanno i cosiddetti kata o forme o taolu come li vogliamo chiamare e tutti iniziano (dopo il saluto ovviamente) con una tecnica di difesa, poi contrattacco. Io non sono per i corsi di difesa personale, ci si lavora in palestra allenando alcune tecniche, quelle che ti vengono come risposte più facili e immediate e ripeto tutte le arti marziali insegnano queste cose, non diamo la colpa al tempo che non abbiamo scegliendo la via più facile, al momento opportuno il rischio può essere la vita!

Il tuo rapporto con il dolore fisico?

Il dolore fisico riesco a sopportarlo bene, per capirci il mio dentista risparmia sempre l’anestesia tranne nelle estrazioni (sorride). In palestra una volta un allievo mentre spiegavo una tecnica col bastone mi ha colpito in testa ferendomi; ho sentito un leggero dolore risolto con una parolaccia non propriamente in cinese: poi mi hanno detto che stavo perdendo sangue e che forse era meglio andare in ospedale. Risultato: quattro punti!

La tua ricetta per combattere il fenomeno del bullismo tra i ragazzi?

Il bullismo oggi è una piaga che si diffonde a macchia d’olio, credo una delle cause sia la mancanza di educazione e rispetto che manca sempre più già a livello familiare, sempre più spesso mancano le figure paterne cui i giovani di una volta, nonostante gli schiaffi, facevano riferimento, sempre più deboli psicologicamente, riversano le loro frustrazioni su altri che trovano più deboli come per una rivalsa. In questo oltre il lavoro educativo in famiglia che non dovrebbe mai mancare, la scuola e le arti marziali potrebbero in sinergia lavorare per attenuare e bloccare a monte il fenomeno. L’ignoranza è il nemico numero uno, se studi, non hai motivi di metterti in evidenza con gli altri in altro modo, purtroppo c’è anche da dire che vedo la nostra scuola presa  a procacciarsi alunni stante la scarsa natalità, la necessità di mantenere posti etc. con le famiglie che spesso le considerano  dei veri e propri baby-stop, dove portare i loro figli mentre vanno a lavoro o a svolgere … relazioni sociali. Allora molti giovani si ritrovano senza veri punti forti di riferimento, per cui trovarsi coinvolti in gang per non essere calpestati diventa facile. Il ritorno ad alcuni valori che sembrano perduti è l’unica ricetta secondo me, famiglia, scuola, attività marziali o ginniche con genitori, insegnanti e istruttori ognuno con il proprio ruolo.

Quanto incide il praticare la tua disciplina sull’ottenere un equilibrio psicofisico stabile?

Il kung fu può avere un ruolo importante in questo campo, proprio perché chiede ai praticanti oltre ad una buona fisicità, intesa come flessibilità per gli adulti, ma come un vero body building per i più giovani, anche applicazione mentale, concentrazione, giusto equilibrio, scelta di tecniche immediate e idonee secondo il momento e un possibile avversario.

Quanto è importante nutrire in maniera funzionale sia il corpo che la mente?

Curare corpo e mente è la ricetta migliore da secoli, per affrontare le avversità della vita ricordiamo mens sana in corpore sano… oggi si cura poco la mente, la cultura (e parlo di cultura generale)  ridotta ai minimi termini, si legge poco, si apprende ancora meno anche perché nel caso si possono cercare risposte su internet. Tante volte io spiego delle tecniche e l’applicazione delle forze ( a parte le nozioni di fisiologia e anatomia), rimandando tutti a “vecchie”  nozioni di fisica magari provando a suscitare un interesse in più nei più giovani e a ricordare lezioni messe in un cantuccio del nostro cervello negli adulti.

Cosa consigli ai ragazzi per affrontare al meglio le avversità della vita?

 Essere più sicuri di se stessi è un poco il corollario di quanto detto! Conoscenza, lavoro muscolare, rispetto per gli altri, ti rendono persona rispettabile per gli altri e per se stessi, con l’equilibrio giusto per non fare sfociare tutto in presunzione e narcisismo, dandoti la giusta motivazione per superare le tante avversità della vita senza dover ricorrere a surrogati di qualunque natura.