L’irrazionalità dell’homo oeconomicus

Matteo Rossi
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Solo pochi giorni fa il Comitato per il Premio Nobel ha conferito l’ambito riconoscimento per l’Economia al Professore  Richard H. Thaler. Il Professore statunitense, docente dell’Università di Chicago, è stato insignito di questo riconoscimento perché “ha inserito ipotesi psicologicamente realistiche nelle analisi del processo decisionale economico”.  In particolare “esplorando le conseguenze di una razionalità limitata, di preferenze sociali e di mancanza di autocontrollo” il Professor Thaler ha evidenziato “come questi tratti umani influenzino sistematicamente le decisioni individuali e gli esiti del mercato”. Non è la prima volta che il Nobel per l’Economia venga assegnato a studi sull’economia e sulla finanza comportamentale. Già nel 2002, infatti, Daniel Kaneman aveva vinto il Nobel per “avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d’incertezza”.

Questi due riconoscimenti – sebbene avvenuti a distanza di quindici anni – sono la chiara dimostrazione che anche negli studi economici inizia a essere accettata la limitata razionalità degli operatori e si evidenzia la difficoltà dei modelli classici di riuscire a descrivere la realtà dei mercati finanziari. Sempre più studiosi, infatti, si stanno concentrando sulle anomalie presenti sui mercati borsistici, tanto che la finanza comportamentale da branca debole si sta trasformando in una vera e propria moda. Nel corso degli ultimi anni, infatti, si sono moltiplicati gli studi sugli effetti calendario che sembrano caratterizzare tutti i mercati finanziari più avanzati. Al famoso effetto Halloween – ossia l’effetto stagionale secondo cui i rendimenti azionari dovrebbero essere più alti nel periodo novembre-aprile, che non nel periodo compreso tra maggio e ottobre – si sono affiancati l’effetto gennaio, l’effetto weekend, l’effetto cambio del mese, solo per citare i più noti nella letteratura sui mercati finanziari.

Alcuni recenti studi, condotti personalmente con colleghi italiani e stranieri, hanno permesso di evidenziare come anche sul mercato azionario italiano siano presenti molti di questi effetti calendario. Più nello specifico il mercato borsistico italiano presenta un effetto weekend, ovvero una decrescita dei rendimenti nei giorni vicini al fine settimana. Più nello specifico è stato possibile notare dei rendimenti decrescenti sia il venerdì che il lunedì. Ma la borsa nazionale presenta anche l’effetto cambio del mese con i prezzi delle azioni in decrescita nella prima metà del mese e in crescita nella seconda del mese solare. E, infine, la borsa italiana presenta anche un effetto Aprile (che si differenza dell’effetto Gennaio dei Paesi Anglosassoni) e che si caratterizza per un incremento dei rendimenti nel mese di Aprile, spiegabile con le determinazioni delle assemblee ordinarie dei soci che, tendenzialmente, si svolgono nel bimestre marzo-aprile.

A questi effetti, che contraddistinguono tutti i principali mercati azionari, si affiancano spesso anche anomalie minori. Fra gli effetti più “esotici” per la nostra cultura c’è l’effetto Ramadan, il mese sacro per i mussulmani. Uno studio, condotto con due colleghi pachistani, sui titoli quotati nella borsa di Karaki ha permesso di dimostrare come durante il Ramadan (mese in cui i mussulmani si astengono da alcune attività), la volatilità delle azioni, ovvero la variazione dei prezzi di un’azione in un determinato periodo di tempo, è inferiore rispetto agli altri mesi. La principale causa è, molto probabilmente, la riduzione degli scambi, dovuta alla riduzione delle attività finanziarie connesse con i precetti religiosi.

Il riconoscimento dei Nobel per l’economia del 2002 e del 2017 non sembra pertanto casuale, ma frutto di una vera e propria esplosione degli studi sul tema. Tutte le ricerche condotte sulle anomalie di calendario non fanno altro che rafforzare le ipotesi – ormai quarantennali – di Kaneman e Tversky. Tali studi, infatti, vanno contro la teoria dell’efficienza dei mercati poiché dimostrano come la razionalità di ogni operatore economico è davvero limitata. Troppo spesso, così come dimostrato dalle più famose anomalie, ovvero le bolle speculative, sentimenti come paura e avidità giocano un ruolo importantissimo durante le fasi calde del mercato. Si verificano così errori cognitivi che influenzano le decisioni di tutti gli operatori, portando l’homo oeconomicus a dimostrare tutta la sua limitatezza razionale.

* ricercatore di Finanza aziendale all’Università degli Studi del Sannio

 

Riferimenti bibliografici

Khan, K., Nasir, M.A. and Rossi, M. (2017) ‘The calendar anomalies on performance and volatility of stock market: the effects of Ramadan on Karachi Stock Exchange’, Global Business and Economics Review, Vol. 19, No. 1, pp.54–69.

Rossi, M. and Fattoruso, G. (2017), “The EMH and the market anomalies: an empirical analysis on Italian stock market”, Int. J. Managerial and Financial Accounting, Vol. 9, No. 3, pp.222–241

Rossi M, Gunardi A (2017). To be or not to be efficient? Empirical evidence of market Anomalies in Europe. JOURNAL OF APPLIED BUSINESS RESEARCH, vol. 33, ISSN: 0892-7626 (forthcoming)