Enterprising Girls: potere donna in rete

Francesca Vitelli tra le imprenditrici irpine Isabella Preziuso e Nunzia Pagano
Print Friendly, PDF & Email

Cinquanta donne e un uomo. Enterprising Girls nasce nel 2014 come network femminile di imprenditrici e libere professioniste: un modello orizzontale in grado di favorire scambi e condivisioni tra gli associati. Nessuna sovrastruttura piramidale, né verticistica: chi aderisce a Enterprising Girls decide di condividere le proprie esperienze e competenze con tutta la rete, lungo un percorso di crescita trasversale.

L’associazione, con circa 50 iscritti tra Campania, Lazio, Umbria e Veneto, abbraccia tutti i settori dell’economia. “Tutti parlano di rete e sistema, ma poi la realtà racconta di una cronica incapacità a collaborare e lavorare in sinergia. A chi si avvicina al nostro mondo chiedo cosa può fare per la nostra associazione, cosa può condividere con la rete. Mi basta poco per capire se c’è la giusta sintonia”.

Francesca Vitelli

Napoletana, Francesca Vitelli è l’anima e il cuore dell’associazione che, di recente, ha aperto le porte al primo uomo, un consulente patrimoniale. “Lo chiamiamo Adamo”, scherza Francesca. “Era giusto allargare i nostri orizzonti: non esiste una economia maschile ed una femminile, ma un diverso approccio al lavoro”.

In soli tre anni “Enterprising” si è già guadagnata la menzione del Ministero per lo Sviluppo Economico che ha segnalato l’associazione alla Commissione Europea come “buona pratica” per il successivo inserimento nella piattaforma “We Gate”, una rete di associazioni di genere di 32 paesi diversi. “Enterprising” è la più giovane associazione presente e l’unica a Sud di Roma ad essere entrata nell’incubatore virtuale nato nel 2016 con l’obiettivo di incentivare i contatti nel mondo dell’imprenditoria femminile all’interno dei Paesi dell’Ue.

Consulente della Camera di Commercio di Napoli per l’imprenditoria femminile, di associazioni di categoria e di enti di formazione e ricerca, Francesca è esperta di politiche di genere. Ma la scintilla è scoccata con il suo libro “Di lava e d’accaio: storie di imprenditrici vulcaniche”. Economia, passioni, impegno associativo, aspirazioni, speranze, progetti, fallimenti e difficoltà: il risultato è una straordinaria galleria di oltre 80 profili. “Ho intervistato 140 imprenditrici tra Napoli e Caserta: un lavoro complesso, durato oltre due anni. Ad un certo punto – racconta Francesca – un gruppo di imprenditrici mi ha contatto per sapere cosa sarebbe successo dopo la pubblicazione del libro, se si sarebbe persa la rete che si era intanto creata tra molte di loro. Mi hanno spinto ad andare avanti, così ho iniziato a pensare ad un’associazione. Abbiamo iniziato a parlarne e ragionarci su ed abbiamo immaginato una piattaforma on line e una off line, perché non si vive solo di web, c’è bisogno anche del contatto umano. Poi ho incontrato Pina Amarelli (“la signora della liquirizia”, ndr) e ho fugato i dubbi residui. Io presidente, lei presidente onoraria, e siamo partiti”.

Enterprising Girls: gruppo di imprenditrici

E’ più o meno difficile lavorare in rete con le donne?

Non credo sia una questione di sesso. Io sono partita dalle donne perché seguo da sempre l’economia di genere e le sue specificità. Con la Camera di Commercio mi sono interessata per anni di imprenditorialità femminile. Il mio impegno professionale mi ha portato ad avere un confronto continuo con le associazioni che mi ha fatto capire le reali esigenze delle imprese, interessate a servizi innovativi ed a lavorare concretamente in rete. Di rete si parla da anni, ma poi nella pratica sono in pochi ad averne capito il reale significato. Fare rete vuole dire condividere, avere uno scambio quotidiano, abituarsi a lavorare in sinergia. Ma, attenzione, la rete non deve fagocitare: vocazioni e autonomie vanno salvaguardate, perché sono una ricchezza.

La sua associazione affonda le radici in Campania, ma inizia a raccogliere consensi anche altrove.

Siamo presenti anche nel Lazio, in Umbria, in Toscana e Veneto: siamo convinti che anche territori, apparentemente diversi e lontani, debbano essere messi in rete. Periodicamente organizziamo eventi interregionali proprio per far conoscere e creare opportunità di collaborazione tra gli associati. Non siamo per le mondanità, ma per le sinergie vere e costruttive: siamo convinti che sia la strada giusta per risalire la china e crescere davvero nel mercato globale.

Nessun paletto al dialogo ed alla collaborazione intersettoriale?

Tutta l’economia deve dialogare, ecco perché la nostra associazione abbraccia tutti i settori produttivi ed anche le professioni. La nostra organizzazione è orizzontale, c’è condivisione di competenze, nessuna struttura verticistica. Ognuno deve essere a disposizione degli altri. Chi si associa con noi deve dire cosa può fare per l’associazione, cosa può mettere a disposizione degli altri. E’ questa la nostra filosofia, per certi versi rivoluzionaria. Noi italiani siamo per formazione individualisti ed incapaci di condividere per crescere insieme. Tendiamo a sfruttare gli altri, ma senza scoprirci. Ci crediamo più furbi degli altri. Noi stiamo cercando di fare qualcosa di diverso.

Come seguite i vostri associati?

Ci confrontiamo singolarmente con le nostre associate per studiarne le caratteristiche e provare ad entrare in sintonia in un’ottica di rete e condivisione a 360 gradi. Cerchiamo di rispondere in tempo reale ai nostri associati, sempre. In prima battuta cerchiamo risposte all’interno dell’associazione, poi all’esterno con persone che ruotano nella nostra orbita e che sposano la nostra filosofia. Ora, ad esempio, siamo impegnati nella formazione sulla progettazione comunitaria, una partita fondamentale per la nostra economia. Dobbiamo essere pronti a capitalizzare le opportunità che arrivano dall’Europa.

E la politica? La vostra associazione dialoga con le istituzioni e i partiti?

E’ difficile, ci capita raramente, con singole persone ed in situazioni specifiche. La politica vive slegata dalla realtà, non siamo in sintonia. E’ come se viaggiassimo su binari paralleli, abbiamo fatto scelte diverse. Sarebbe bello avere un dialogo costante e costruttivo, ma credo sia molto difficile, se non impossibile.