Le imprese “in rosa” non esistono

Francesca Vitelli
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Gli ultimi dati contenuti nel rapporto sull’imprenditoria femminile di Unioncamere consegnano alle province di Avellino e Benevento i primi gradini della graduatoria nazionale. In Irpinia e nel Sannio il tasso di femminilizzazione dell’imprenditoria supera la soglia del 30 per cento, ben al di sopra delle medie regionale e nazionale. Di seguito l’analisi di Francesca Vitelli, presidente dell’associazione EnterprisinGirls.

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Ma è vero che le imprese guidate da donne in Italia stanno aumentando? Sì. L’ultimo rapporto dell’Osservatorio dell’imprenditoria femminile di Unioncamere presenta i dati aggiornati al settembre 2017. Un ottimo spunto di riflessione, i dati vanno letti e interpretati e oltre i numeri c’è di più. Facciamo qualche riflessione.

La prima di carattere cromatico, l’accanimento di giornalisti – uomini e donne- nel definire le imprese fondate e/o dirette da donne “in rosa” persiste pur non trovando ragion d’essere. Esiste forse un’economia “in azzurro”? Rinunciando a voler considerare le attività dei Puffi e quelle legate alla Società calcistica del Napoli non ci risulta. Superata l’accezione cromatica si scrive, dunque, di economia femminile. Esiste forse un’economia maschile? Attenzione maschile – e non maschilista- che è altra cosa. L’economia non ha genere, non esiste una economia femminile “in rosa” e una economia maschile “in azzurro”, esiste un diverso approccio al lavoro ed esistono epoche nelle quali l’economia e il mercato del lavoro cambiano.

La differenza nell’approccio al lavoro tra donne e uomini lo si può leggere attraverso la lente – deformante – degli stereotipi o attraverso una lettura della realtà fatta secondo  onestà intellettuale. Se ci ferma alla lente deformante le donne sono: emotive, materne, conservatrici, poco inclini all’innovazione, scarsamente propense all’assunzione del rischio d’investimento, meno capaci di gestire lo stress…” se il punto di osservazione scelto è un altro si nota che le donne sono, sì emotive, ma perché dotate di Intelligenza emotiva che le conduce a ricercare e favorire, in ambito lavorativo, un clima non conflittuale e ciò non perché naturalmente vocate alla maternità ma perché consapevoli che un clima sereno comporta una maggior produttività, la flessibilità che perseguono è tesa a motivare le persone attraverso un coinvolgimento attivo nelle sorti e nella vita dell’impresa che, quando privata, vive di ritmi e regole diverse da quella pubblica.

Che le donne siano conservatrici è cosa tutta da provare poiché, in vero, esse appaiono informate e propense all’introduzione di innovazione di processo e di prodotto. Se la categoria di pensiero del conservatorismo la si applica al comportamento d’investimento c’è, in tal caso, da documentarsi prima di esprimere un’opinione. A fronte di un minor numero di protesti e fallimenti per le donne il costo del danaro è maggiore, se la scelta di un garante ricade su un’altra donna il costo del danaro è maggiore, se una donna si reca in banca a chiedere credito la prima domanda che le viene posta riguarda le garanzie reali che può fornire: mariti, padri e fratelli che beni di proprietà vantano, quali investimenti?

Dal 2008, anno in cui la crisi economica è deflagrata, le donne i cui mariti/compagni hanno perso il lavoro hanno dovuto trovare soluzioni per uscire dalla precarietà in cui versavano e garantire non più solo una integrazione al reddito familiare ma una fonte primaria di sussistenza. In una società, la nostra, in cui il modello maschile è quello del “breadwinner” – colui il cui guadagno consente il sostentamento  – la perdita del lavoro e del conseguente ruolo ha sconvolto gli equilibri facendo esplodere il limite dell’identificazione tra identità personale e identità professionale. Quando una persona pensa a sé stessa esclusivamente, o prioritariamente, in relazione al lavoro che svolge vive, al venir meno di questo, lo sgretolamento della propria identità. Le donne, come in altri momenti storici di crisi – periodo bellico, inurbamento del dopoguerra – si sono date da fare intervenendo in ruolo di supplenza. La domanda è: ma quando i morsi della crisi si allenteranno le donne torneranno alla posizione ex ante? A questo nessun rapporto statistico potrà rispondere, anche se a ben guardare…

Francesca Vitelli, presidente Enterprising Girls