Fracassi (Cgil): il caso “Mancini” fotografa il fallimento del piano sicurezza

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Gianna Fracassi ad Avellino

Il caso Mancini fotografa in maniera plastica il ritardo del nostro Paese negli interventi di messa in sicurezza del territorio e dell’edilizia pubblica più in generale. Inadempienze ancora più gravi se si pensa che si parla dell’Irpinia, un’area a forte rischio sismico”. Nella sede della Cgil irpina, Gianna Fracassi si sofferma a lungo con sindacalisti e personale docente sul futturo del Liceo Scientifico di Avellino, chiuso dalla scorso 3 novembre.

Trovo assurdo che, a poche settimane dall’apertura delle iscrizioni, non si riescano a dare risposte certe ai ragazzi che desiderano iscriversi ad una scuola importante e di riferimento per un’intera provincia. Siamo caduti in un’inerzia preoccupante: servono risposte immediate, ma non basta andare a caccia di aule libere. Non è questo il concetto di scuola. Come Cgil nazionale, in affiancamento e in aggiunta a quanto si continua a fare sul territorio, porteremo il caso all’attenzione di tutti i livelli nazionali”.

La messa in sicurezza delle scuole e del territorio è da tempo un’emergenza nazionale, eppure si continua a perdere tempo e a non canalizzare al meglio le risorse. Purtroppo il bilancio è preoccupante perché ci troviamo a registrare continui punti di crisi, basti pensare all’Abruzzo, le Marche o l’Umbria. Del resto se si continua a parlare di messa in sicurezza delle scuole è solo perchè in questi anni si è fatto poco o nulla”.

Fracassi rilancia anche l’emergenza Sud. “Non c’è dubbio che alcune aree del Paese soffrano di più gli effetti della crisi. Servono politiche industriali mirati, scelte ed investimenti pubblici, a partire dai servizi primari che, in molti casi, non sono ancora garantiti. Penso alle scuole, ai presidi sociali, alla sanità.

Programmazione comunitaria e fondi ordinari. “Sul fronte dell’emergenza lavoro si è fatto qualcosa, ma siamo in preoccupante in ritardo. Basti pensare alla carenze delle infrastrutture materiali e immateriali. Senza queste premesse diventa difficile affrontare le nuove sfide, a partire da Industria 4.0”.

“Il Mezzogiorno – osserva la Fracassi – ha bisogno di politiche precise, non si può lasciare tutto in mano a misure spot e incentivi che il più delle volte vengono dirottate in zone diverse del Paese”. Per il segretario nazionale della Cgil “la programmazione comunitaria ha finito con il sostituirsi ai finanziamenti ordinari. I fondi europei dovrebbero essere destinati allo sviluppo, a misure che potenziano e creano le condizioni per processi di crescita di lungo periodo. Il più delle volte, invece, si sono sostituiti alle risorse statali e, non di rado, sono stati utilizzati per interventi di manutenzione e arredo urbano, senza una strategia proiettata nel medio-lungo termine”.

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