Sud, primi segnali di ripresa. Ma senza investimenti pubblici recupero non prima del 2025

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La sede di Confindustria

Da Confindustria arriva il check up Mezzogiorno, nel quale si rileva che dopo 7 anni ininterrotti di crisi, c’è stato un “primo simbolico aumento dell’occupazione”. Per Confindustria però il Sud non può attendere il 2025 per recuperare la ricchezza precrisi, bisogna cogliere l’opportunità dei fondi coesione e il Governo e Regioni devono agire.

I molteplici segnali positivi migliorano prospettive e aspettative, ma non ribaltano la situazione descritta nell’Indice sintetico dell’economia meridionale, aggiornato da Confindustria e SRM su base semestrale, che fotografa le principali variabili economiche. A fine 2014 l’indicatore resta infatti sui minimi, ben al di sotto del valore del 2007. A deprimerlo continua a essere, soprattutto, il calo degli investimenti pubblici e privati, diminuiti su base annua di oltre 28 miliardi di euro tra 2007 e 2014, cioè di oltre il 35%.

Confindustria spiega che applicando alle regioni meridionali il tasso di crescita stimato per l’intero Paese, il Sud è destinato a recuperare i livelli di ricchezza perduti dal 2007 (stimabili in oltre 50 miliardi di euro di Pil) non prima del 2025. “Una prospettiva sfavorevole, che va contrastata proprio partendo dal dato di maggior debolezza: gli investimenti, vera chiave di ripartenza per l’economia meridionale”.

Tra i segnali positivi il rapporto cita l’utilizzo della Cassa Integrazione, sostanzialmente dimezzato rispetto allo stesso periodo del 2014. C’è poi il buon andamento del fatturato per le imprese meridionali di medie dimensioni, la voglia ancora alta di fare impresa al Sud, cosa che si registra in particolar modo tra i giovani. È poi da citare l’incremento delle presenze e della spesa turistica al Sud, in particolare di stranieri (+700.000 tra il 2013 e il 2014).

Dalle esportazioni vengono invece segnali contrastanti. A fronte di una consistente crescita nel Centro-Nord tra il 2007 e il 2014 (+11,4%), le regioni meridionali mostrano un calo (-2,2%) dal picco di 46,4 miliardi di euro registrato nel 2012, ai 40,6 miliardi del 2014. Contrastante è anche la situazione del credito: si stabilizzano impieghi, domanda e offerta di credito, ma le sofferenze hanno ormai superato i 37 miliardi di euro (131 nel Centro-Nord).

Secondo Confindustria, quindi, sono soprattutto le risorse della politica di coesione, sia dei fondi strutturali sia dei fondi nazionali, a dover essere impiegate in maniera intensa e accelerata per favorire la ripresa degli investimenti.

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