Viticoltura, ora la grandine non fa più paura

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Posti in calo con l'ultima vendemmia

Francesco Romano, classe 1985, titolare dell’azienda vitivinicola irpina “Antico Castello”, ha progettato due anni fa una rete in poliestere che protegge i vigneti da eventi atmosferici come le grandinate. Il giovane imprenditore, per la sua invenzione, ha anche ricevuto lo scorso anno dalla Camera di Commercio di Avellino l’Irpinia Innovation Award. Francesco ha raccontato alla nostra testata la grandinata del 5 settembre e come la rete da lui ideata abbia protetto le sue coltivazioni.

“Tutti noi viticoltori ricorderemo il giorno 5 Settembre 2015: è stato il giorno in cui, per molti di noi, il lavoro di un anno intero è stato spazzato via dalla furia della natura, sotto forma di grandine e vento.  Tutti noi sappiamo cosa è successo in quei 10 minuti di inferno: chicchi grossi quasi come palle da baseball che si sono abbattuti con una violenza sconcertante sul prodotto più prezioso della nostra terra: l’uva. Interi vigneti rasi al suolo, dalla zona di produzione del Greco (in maniera minore) a quella del Taurasi (intensa), a quella del Fiano (catastrofica), tutto il comparto vitivinicolo Irpino è stato duramente colpito dal tifone che si abbattuto nella nostra verde Irpinia qualche giorno fa. Io porto la mia testimonianza di produttore colpito in maniera intensa dal fenomeno atmosferico del 5 Settembre, che però ha avuto la lungimiranza di salvaguardare, per quanto possibile, parte dei vigneti aziendali. L’azienda Antico Castello infatti, del quale sono il titolare, ha interamente progettato e realizzato, 2 anni fa, nell’ambito di un piano di miglioramento aziendale volto alla salvaguardia della terra oltre che al miglioramento dell’efficienza in cantina, una rete antigrandine a copertura di un vigneto di Aglianico di 2 ettari, dal quale l’azienda ricava l’uva destinata alla produzione del rinomato Taurasi D.O.C.G. La progettazione e l’installazione della rete antigrandine a copertura del vigneto si sono rese necessarie in quanto lo stesso viene colpito praticamente tutti gli anni da questo fenomeno atmosferico (e purtroppo quest’anno vale per 3!!!): di fatti, da un’indagine di mercato precedentemente elaborata, è risultato che l’unica tecnica attualmente in uso per la copertura dei vigneti di uva da vino non è idonea alla tipologie di uva (Aglianico) coltivata dall’Antico Castello in quanto essa prevede una copertura laterale di ciascun filare, con una sorta di impacchettamento delle foglie e dell’uva; ma questa tecnica attualmente in uso mal si presta al vigneto in oggetto in quanto l’Aglianico è un vitigno molto soggetto a malattie già di per sé e la rete così descritta avrebbe alterato troppo le condizioni microclimatiche.  Il principio adottato ha previsto una copertura del vigneto dall’alto, indipendente per ciascun filare, con dei sostegni in acciaio zincato da allocare su ciascun palo (di testata e rompitratta) e cinque fili in poliestere espanso per ciascun filare di lunghezza pari al filare stesso, da utilizzarsi a mo’ di binari per l’alloggiamento della rete vera e propria al di sopra. I sostegni da applicare su ciascun palo sono dotati di 5 anelli posti ad altezza variabile, all’interno dei quali sono stati alloggiati i fili in poliestere: i due anelli intermedi e quello in sommità sono chiusi mentre i due anelli posti alle due estremità del sostegno metallico sono dotati di una piccola asola per permettere lo spostamento dei fili all’occorrenza. Il risultato ottenuto è stato soddisfacente, considerata anche la violenza dell’evento: la rete ha protetto in maniera quasi totale l’uva al di sotto, tranne che in una zona limitata del vigneto dove la violenza del vento ha divelto la rete dai pali di sostegno, lasciando l’uva sguarnita di copertura. Si riportano le foto dei vigneti ove la rete ha retto e quelle in cui la grandine è riuscita a colpire i grappoli. L’esperienza, a seguito di un evento così eccezionale, è stata utile per apportare quei miglioramenti tali da rendere l’impianto capace di resistere anche a fenomeni estremi”.

Francesco Romano

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