De Palma: ex Irisbus dimenticata, ora basta

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Michele De Palma, Fiom Cgil

“Il finanziamento di 600 milioni della Bei per Fca? Francamente non ne sappiamo nulla. Fin quando l’azienda non ci informa ufficialmente e ci mette al corrente delle reali intenzioni di investimento sul territorio, per noi, con tutto il rispetto per l’assessore regionale, cambia poco”. Michele De Palma, responsabile Fiom Cgil per il settore automotive, non si fida. Le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dal professore Lepore, nel corso della festa dell’Unità di Avellino, non sembrano sufficienti ad immaginare l’avvio di una nuova fase di rilancio per gli stabilimenti Fiat.

Lepore, nel corso del suo intervento ad Avellino, ha precisato che l’impegno della banca europea degli investimenti si concentrerà sull’asse Campania-Lazio. Dei 600 milioni previsti, inoltre, 300 sarebbero destinati allo stabilimento irpino di Pratola Serra.

E’ senza dubbio una fase di riorganizzazione delicata per Fca, ma non possiamo non sottolineare come, nonostante le nostre richieste, non sia stato ancora possibile avere un confronto con l’azienda e le istituzioni di riferimento. In questo momento non sono in grado di dire quali siano le reali intenzioni di Fca. Se la Bei ha dato la disponibilità al finanziamento ci sarà sicuramente un progetto d’investimento dell’azienda, ma noi non lo conosciamo, non ne sappiamo nulla. Lo stabilimento di Pratola Serra è tra quelli che ha pagato a più caro prezzo la crisi. Prima dell’estate abbiamo incontrato i lavoratori in assemblea e sappiano benissimo che la situazione è molto delicata. In quella realtà si vive da troppi anni di cassa integrazione, speriamo ci sia davvero la volontà di voltare pagina.

Pronto al decollo c’è il progetto “Giulia”, per lei non è un segnale positivo?

Solo in parte, basti pensare che il primo modello dovrebbe essere lanciato sul mercato entro fine anno. Mi sembra ancora troppo poco per parlare di ripresa. Del resto l’amministratore delegato Altavilla ha di recente precisato che la saturazione degli impianti Fiat è fissata entro il 2018. Insomma c’è ancora da pazientare, sperando che stavolta, a differenza di precedenti annunci, l’impegno sia mantenuto.

Se la Fiat vive una stagione complicata, per l’ex Irisbus non va certo meglio.

Sì, vero, in questo caso registro un atteggiamento di deresponsabilizzazione. In sede di accordo, il governo aveva preso precisi impegni a convocare incontri periodici di verifica sul piano industriale. Mi sembra che sia tutto fermo.

Il piano di rilancio immaginato da Del Rosso sembra legato a filo doppio al finanziamento di Invitalia.

Non dovevano essere queste le premesse, non mi sembra che i nuovi imprenditori abbiano detto che la ripresa delle attività a Flumeri dipendesse esclusivamente da quel finanziamento pubblico. Mi sembra di ricordare che anche la nuova società doveva cofinanziare l’operazione di rilancio.

Intanto l’Industria Italiana Autobus è stata tagliata fuori da diversi bandi. Sulla ripartenza dell’ex Irisbus pesa, forse, anche la perdite di alcune commesse importanti.

Non c’è dubbio, ma vorremmo anche che fosse fatta un po’ di chiarezza sulla vicenda. E’ possibile conoscere la verità su questi bandi? Come sindacato non possiamo andare dietro alle polemiche, abbiamo bisogno di certezze. Se gli imprenditori ritengono di essere stati danneggiati si regolino di conseguenza, il resto non conta. Anche per questo diventa necessario convocare a breve un tavolo ministeriale di verifica sulla vertenza. In questo momento non possiamo che prendere atto che lo stabilimento irpino, nonostante le promesse e i proclami, è ancora chiuso.

Come immaginate di comportarvi se dovesse perdurare questa situazione di stallo?

Non possiamo escludere di mettere in campo nuove iniziative, naturalmente dopo esserci confrontati con i riferimenti locali. Insieme allo stabilimento di Termini Imerese, quello dell’ex Irisbus è diventato un caso emblematico che merita attenzione e risposte rapide e concrete. I lavoratori sono stanchi di aspettare: dopo aver dimostrato grande attaccamento a quella fabbrica, recuperando, insieme al sindacato, una situazione disperata, ora hanno bisogno di garanzie ed impegni seri.

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