Visco (Bankitalia): segnali ripresa per l’Italia

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Ignazio Visco
Ignazio Visco

Il suo era un intervento molto atteso. Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, parla all’Euromoney Italy Conference a Milano. Uno dei primi punti toccati è “il lancio di un’Asset Management Company”, quella che comunemente si definisce una “bad bank”, termine non utilizzato dal governatore, “che compri crediti deteriorati dalle banche, contribuirebbe a far partire il mercato dei non performing loans (prestiti non performanti, ndr) ad aumentare la trasparenza degli asset delle banche e a migliorare le condizioni alle quali raccolgono capitale e fondi”. Sempre secondo Visco, “nel medio termine, il rafforzamento del capitale delle banche deve venire dalla ripresa economica. Serve un impegno a tutti i livelli, sia nazionale che europeo, per promuovere la crescita. I dati recenti sull’attività economica e sulla spesa delle famiglie – prosegue il governatore della Banca d’Italia – vanno nella direzione di confermare il miglioramento complessivo delle prospettive di crescita”. Capitolo Europa. “Negli ultimi tre anni, la risposta Europa ha portato l’integrazione finanziaria ad un livello paragonabile ai livelli precedenti alla crisi del debito, ma resta ancora una certa frammentazione”.

Per quel che riguarda l’entrata in vigore delle regole che prescrivono il bail-in per le banche, cioè il salvataggio a spese di azionisti, obbligazionisti e correntisti per i depositi sopra i 100mila euro, Visco dice: “Ai clienti dovranno essere date informazioni esaurienti sulle caratteristiche dei diversi strumenti, i più rischiosi dei quali dovrebbero essere espressamente riservati in via esclusiva agli investitori istituzionali”. “Siamo consapevoli del fatto che l’introduzione del bail-in potrebbe avere un impatto sui costi di raccolta delle banche – aggiunge il banchiere centrale – in più, collocando i propri titoli, le banche devono essere più attente a rispettare le regole a tutela degli investitori, dato che i sottoscrittori potrebbero essere chiamati a contribuire ai costi di risoluzione», cioè alla ricostituzione del patrimonio della banca”.

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