Digital tax: il silenzio dell’Ue alla proposta Renzi

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La proposta di una Digital Tax in italia sui profitti dei colossi del Web non trova ancora riscontro in Europa

Costringere i colossi del web a pagare le tasse nei paesi dove avvengono le transazioni. La proposta non è nuova, ma l’annuncio del presidente del Consiglio Matteo Renzi per una “Digital Tax” che non ricada sui consumatori, ma sia proporzionale ai volumi d’affari delle multinazionali come Google, Amazon, Facebook, al momento non suscita reazioni nella Commissione Europea. A Bruxelles non sono state inviate comunicazioni ufficiali o rapporti dettagliati per definire l’annuncio come un progetto. Secondo le indiscrezioni trapelate finora, l’ipotesi della digital tax non si discosterebbe molto da quanto previsto nel giugno scorso dalla stessa Commissione europea con il suo “Action Plan”. L’obiettivo è lo stesso:  assecondare l’esigenza dei governi locali di tassare i profitti generati dalle transazioni compiute sul web, che fino a oggi hanno seguito un concetto di “territorialità” molto approssimativo. Quando è cominciato il dibattito sul tema si è fatto cenno a una “Google tax”,  considerato il volume d’affari notevole del colosso di Mountain View. Al momento la Commissione sta anche studiando una rivisitazione delle regole comuni sull’Iva guardando in particolare a prodotti e servizi digitali, da proporre nel corso del 2016 e che dovranno essere approvate all’unanimità dai Paesi membri.

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