Dieselgate: Squinzi, peserà anche sull’Italia

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Dieselgate, la nota di Mdc

Un indotto importante in Italia, con tanti subfornitori, e non solo per Volkswagen. Il rischio che il Dieselgate possa influire anche sull’industria italiana non è aleatorio. E lo pensa anche il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. . “Qualche imprenditore – ha spiegato il numero uno di Confindustria a margine di un convegno ad Assisi – mi ha rassicurato ma temo che ci saranno delle conseguenze”. “Abbiamo tantissime subforniture dall’Italia verso la Germania e in particolare verso il gruppo Volkswagen – ha aggiunto – Vediamo quello che succederà però secondo me alla fine ci andranno dentro tutti, Bmw ed altri”. E che il pericolo sia reale lo azzarda anche una elaborazione di Adnkronos, secondo cui il sistema fiscale italiano rischierebbe un “buco” di oltre 700 milioni di euro. Il dato discende dal possibile calo delle immatricolazioni in questo scorcio di 2015 per oltre il 30%. Un numero considerato plausibile anche dagli esperti del settore. Fino ad agosto scorso con poco più di un milione di nuove immatricolazioni si era raggiunto un confortante +15%, ma il dieselgate potrebbe far mancare l’obiettivo del superamento del milione e mezzo di immatricolazioni entro il 2015, così come stimato dagli esperti. Tradotto in percentuale, mancherebbero 30 punti, senza certezza di confermare il dato dello scorso anno, di 1,36 milioni di nuove immatricolazioni. In termini di entrate fiscali, la mancata registrazione di 140mila nuove auto, porterebbe minori incassi per l’erario per circa 700 milioni di euro, portando a 7 miliardi il totale, contro i 7,7 miliardi di euro stimati. Nel 2014 le nuove immatricolazioni avevano contribuito per 71,6 miliardi di euro per Iva, imposte, multe e tasse sui carburanti.

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