Change, il cambiamento efficace

0
295
"Change, cambiamento efficace": la nuova rubrica di Francesco Rodia

Perché il cambiamento, l’evoluzione naturale da molti è vissuto come una forzatura e non come un’opportunità per vincere le sfide, superare le criticità crescendo? Molti parlano di cambiamento, di nuove modalità operative, cognitive, comportamentali che investono un po’ tutti i settori della nostra vita privata e professionale. Il web e soprattutto i social network hanno accelerato i processi naturali di cambiamento, in pochi anni abbiamo anticipato e bruciato centinaia di anni di evoluzione naturale, innescando un processo sempre più veloce ed oramai irreversibile. Milioni di persone connesse, miliardi di contenuti condivisi e facilmente accessibili in tempo reale attraverso un semplice smartphone, accelerano costantemente il nostro processo evolutivo, soprattutto quello delle persone, dei manager e delle aziende che non sono rimaste a guardare ma che hanno fin dal primo momento capito il cambiamento epocale in atto. Una vera e propria “Speciazione” culturale comportamentale, processo evolutivo grazie al quale si formano nuove specie da quelle preesistenti. Una netta separazione tra chi oggi conosce e si evolve senza difficoltà e chi é rimasto ai vecchi metodi e schemi comportamentali. Cambiano le persone, i clienti, i mercati, cambiano le modalità di comunicazione e di approccio, i luoghi di incontro, cambiano le esigenze dei consumatori, eppure molti sono rimasti ai vecchi strumenti operativi, alle modalità oramai obsolete e costose, al marketing classico, alla famosa “pubblicità é l’anima del commercio”. Parlo di aziende travolte dalla crisi, di persone che hanno perso il lavoro e che con le vecchie competenze non riescono più a ricollocarsi in un mercato che oggi richiede nuove figure professionali, competenze aggiornate e adeguate ai nuovi strumenti di lavoro. Persone che invece di gestire la loro vita, gestiscono scientemente la loro morte, inconsciamente programmata nei dettagli.

Francesco Rodia, manager e formatore
Francesco Rodia, manager e formatore

Durante i miei corsi porto sempre un esempio reale e potente. Da un lato ci sono i proprietari dei ristoranti vuoti che parlano di crisi e danno la colpa al mercato fermo e alla gente che non spende come prima. Sono quelli che non rinnovano il proprio locale da quando hanno aperto, quelli che quando entri non si degnano ne di guardarti e ne di salutarti, quelli che ti fanno trovare il pavimento appiccicoso e l’ambiente che odora di chiuso, i bagni come quelli dello stadio a fine partita, quelli che ti fanno pagare anche il bicchiere di acqua al banco, quelli che fanno le cucine a vista e poi si dimenticano di dire ai collaboratori che ci lavorano di non usare lo smartphone mentre cucinano, quelli che utilizzano i social per cazzeggiare. Dall’altro lato ci sono, spesso anche a poca distanza, proprietari con il ristorante sempre pieno, dove é obbligatoria la prenotazione, dove il personale è sempre professionale, empatico e disponibile, dove ogni anno il rinnovo degli ambienti è d’obbligo, dove i social vengono utilizzati per comunicare, per coinvolgere e per emozionare, dove l’accoglienza è un valore. Sono entrambi imprenditori, fanno lo stesso lavoro ma con una mentalità, visione, cultura imprenditoriale e metodi completamente diversi, come poi diversi sono i risultati. Charles Darwin affermava che “non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti”. Valutato il fatto che Darwin era competente della materia e non sto qui a spiegare il perché, un po tutti ci chiediamo come mai la maggior parte di noi vive male i cambiamenti, come mai molti manager, molti imprenditori preferiscono fallire insistendo su metodi, strumenti di lavoro, modalità oramai poco adatte all’evoluzione epocale che stiamo vivendo? Albert Einstein affermava “Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi” … eppure insistiamo fino alla morte, spesso per una questione di principio, perché in passato ha funzionato, perché ” in famiglia abbiamo sempre fatto così”. Siamo un’insieme di miliardi di cellule che cooperano in sintonia e mutano forma in continuazione nonostante ciò stentiamo ad accettare il cambiamento che la natura ci impone per tutelare la nostra esistenza terrena. Questa resistenza al cambiamento spesso è la vera causa di fallimenti, frustrazioni, emozioni e sentimenti negativi che si tramutano anche in malattie più o meno gravi.

Perché accade ciò? Studiando le neuroscienze qualche spiegazione me la sono data. E’ una questione di focus, purtroppo la nostra mente è concentrata costantemente sulla possibile morte e non sulla vita, siamo talmente preoccupati di morire, di fallire, di sbagliare che siamo costantemente e completamente concentrati sull’evitare i pericoli e non a cogliere le grandi ed infinite opportunità che la vita ci offre. Fin da piccoli riceviamo in dote questa educazione depotenziante dai nostri genitori, dai nostri familiari, dal mondo della scuola prima e del lavoro dopo. Con il passare degli anni questo pacchetto di modalità e sub modalità va a costruire un’ inconscio talmente predominante nei nostri pensieri, sulle nostre azioni e sul nostro modo di essere tale da farci rifiutare ogni forma di cambiamento, ogni novità, ogni opportunità che la vita ci offre. La mente è di sua natura protettiva, concentrata costantemente sui pericoli immediati ed è meno portata a valutare quelli a lungo termine, derivanti dalla mancanza di opportunità risolutive mai colte. Chi ha un minimo di competenze finanziarie sa bene che i titoli in borsa si acquistano quando hanno un valore basso e si vendono quando hanno un valore alto e che in questo gioco tra le parti bisogna avere molta pazienza e sangue freddo, eppure appena il titolo inizia a perdere punti, la maggior parte degli investitori di base vanno in panico e vendono, rimettendoci a vantaggio di coloro che conservano la giusta calma, acquisita con la conoscenza e la consapevolezza. Un po come le diete che non funzionano e che fanno ingrassare, come il medico che accendendo la sigaretta ci consiglia di smettere di fumare per il nostro bene, come uno psicologo che ha 2 matrimoni falliti alle spalle e ci parla di come gestire e ricostruire il rapporto con il nostro partner. Quale è la soluzione a questa problematica che affligge tante persone, tanti manager, tante aziende grandi, medie e piccole. Innanzitutto bisogna prendere consapevolezza che “per sopravvivere e prosperare è necessario acquisire la più letale delle armi: la conoscenza”. Acquisire consapevolezza sul “come funzioniamo”, sul “come siamo fatti”, sugli strumenti a nostra disposizione spesso sottovalutati e poco considerati come i sensi, le emozioni, i 3 cervelli, il sistema nervoso, etc… Sviluppare una mente aperta, creativa, visionaria, sempre curiosa come quella di un bambino, costantemente alla ricerca di novità, di progetti che funzionano, di idee che camminano e si comportano come virus benefici. Una mente aperta al confronto e alla condivisione, pronta a cogliere opportunità, trend, mode, orientamenti. Una mente aperta alla formazione innovativa, alla formazione efficace, capace di circondarsi di altre menti pensanti. Lo scopo di questa rubrica è proprio questo. Lo faremo attraverso articoli, riflessioni ed interviste a manager, dirigenti, imprenditori di successo, raccontando le loro visioni, le loro esperienze, i loro metodi ed i loro successi.

Print Friendly, PDF & Email