Napoli, da città lazzarona a capitale per un giorno

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Sergio Mattarella
Il Presidente della Repubblica

Il Presidente della Repubblica, quattro ministri e una serie di incontri diffusi in luoghi anche simbolici per occasioni diverse che però lanciano un messaggio univoco. Napoli per un giorno capitale che vuole affermare la propria appartenenza allo Stato, a quei valori che fondano una società e dai quali una società civile non può discostarsi. La scuola la giustizia, la memoria, la cultura: annodando un filo ideale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini rompono un consolidato cerimoniale e portano l’inaugurazione dell’anno scolastico non tra le mura del Quirinale, ma in una scuola di frontiera, l’istituto “Sannino-Petriccione”, nel quartiere Ponticelli di Napoli. Duemila studenti ad accogliere il Capo dello Stato e il ministro dell’Istruzione. Duemila giovani che hanno riempito il piazzale di un quartiere dove spesso si sentono i colpi secchi delle pistole e dove le strade sono teatro di scorribande camorristiche. Altro luogo simbolo: il Maschio Angioino, Castelnuovo con le sue torri possenti e il suo cortile d’onore dove campeggia una lapide di marmo che ricorda le vittime delle quattro giornate di Napoli. Nel 1943 Napoli ingaggiò la propria guerra, tra i vicoli, nelle piazze, tra le macerie dei bombardamenti, perché gli americani tardavano e i tedeschi erano ormai una presenza insopportabile. Napoli riconquistò la propria dignità, ma pagando a caro prezzo la libertà. E di fronte a quella lapide Sergio Matterella si è raccolto in un minuto di silenzio, per poi salutare i gonfaloni delle associazioni di partigiani e combattentistiche. Dalla memoria il filo del racconto della Napoli capitale, si snoda verso Forcella, il quartiere della camorra potente e sfacciata che ha visto falciare i suoi capi storici ed è ora, come la Sanità, campo di battaglia delle nuove generazioni criminali. Ma a Forcella c’è anche Castel Capuano, con la sua solida austerità dove per cinquecento anni si è amministrata la giustizia. E’ qui che il ministro Andrea Orlando fissa una scadenza per costruire quella che il presidente della Corte d’Appello di Napoli Antonio Buonajuto ha definito la Città della Legge. Non della legalità, concetto che subisce il logorio del tempo, l’influsso delle prassi, gli umori della società che cambia. La legge, dalla sua nascita alla sua evoluzione. Un percorso scientifico da snodare nelle sale affrescate, nella biblioteca monumentale intitolata ad Alfredo de Marsico, nei corridoi severi, fino a un memoriale dedicato alle vittime innocenti della camorra. E risalendo il centro storico di Napoli, la il palazzo di marmo della questura, dove il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha voluto incontrare gli agenti della squadra mobile di Napoli che hanno lavorato alla cattura del giovane che ha sparato, ferendolo gravemente, un poliziotto in servizio nel quartiere Fuorigrotta. E dal palazzo di via Medina annuncia il supporto di agenti specializzati nel lavoro di intelligence. C’è una nuova camorra che si sta facendo largo nei vecchi equilibri. Ed è una camorra di piccole bande, con capi giovanissimi e spregiudicati che cercano di affermarsi col fuoco. Un paradosso, per il ministro Orlando, dettato dai successi degli ultimi anni della magistratura e delle forze dell’ordine che hanno catturato i vecchi boss. Nuove leve cercano di affermarsi, spesso con strategie che non rispondono ai vecchi canoni e che richiedono quindi un’attività investigativa più avanzata. Ma c’è un altro fronte, quello che lo stesso Presidente della Repubblica ha definito una battaglia culturale, che parta da un riscatto sociale. “Un messaggio di grande vicinanza alla gente di Napoli”, ha detto Mattarella lasciando il Maschio Angioino, quasi che la rivolta all’oppressione nazista debba essere la radice della rivolta di oggi alla criminalità organizzata, con una società diversa, con una scuola diversa, con ragazzi che non crescano tra pistole e morti ammazzati, che non considerino lo spaccio un’attività normale. Lo ha sottolineato il ministro della Giustizia Orlando. “Un’altra occasione a questi ragazzi bisogna darla”. E che non venga da uno stato arroccato nei suoi monumenti, nei suoi cerimoniali, nelle sue pastoie burocratiche. L’ultimo luogo di una mappa che comprende la periferia come il centro storico, è il teatro di San Carlo, il più antico d’Europa, dove lo Stato si ritrova tra i velluti rossi e gli stucchi dorati, tra la sacralità della musica rinascimentale e il linguaggio popolare della quotidianità di un giornale come Il Mattino.

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