La Fiat non riparte, Fiom all’attacco

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La Fiat non riaccende i motori in Irpinia. A Pratola Serra, dal 2008 ad oggi, la crisi è costata ai lavoratori circa 35mila euro in busta paga. Gli impianti dell’ex Fma hanno girato a lungo al 30% della capacità, senza contare i posti di lavoro persi nell’indotto. “La crisi strutturale che stenta a cessare è parte del problema”, osserva la Rsa di Fca della Fiom Cgil Giuseppe Morsa. “C’è qualcosa di più profondo e che viene da molto più lontano: la mancanza assoluta di politiche industriale che riguardano il nostro territorio”. Morsa si sofferma sugli anni bui della crisi. “Lo stabilimento di Pratola Serra è nato grazie ad un contratto di programma, da allora però poco o niente è stato programmato per la crescita dell’indotto e per le forniture di materiale. Eppure l’investimento era stato accompagnato da previsioni ottimistiche sui processi di sviluppo che si sarebbero messi in moto”.

Le previsioni, in linea con quanto si registrava per l’investimento della Sata di Melfi, si basavano sull’ipotesi che “la presenza della grande industria automobilistica avrebbe favorito la nascita ed il rafforzamento delle imprese locali. Ma così non è stato. Il 70% delle aziende che forniscono la Fma – precisa – provengono da regioni del nord, il resto da fuori nazione. Le cause del mancato sviluppo di un significativo indotto regionale sono da attribuirsi, oltre che alla scelta della Fiat di servirsi dai fornitori tradizionali, anche alla mancanza assoluta di una politica industriale”.

L’esponente della Fiom irpina punta il dito contro le istituzioni locali. “Nelle realtà industriali del centro-nord, oltre alla perfetta sintonia tra grande impresa e governo centrale, hanno particolare rilevanze le politiche messe in campo dalle istituzioni regionali e provinciali che operano in una logica di filiera con il tessuto imprenditoriale locale per elaborare prospettive di sviluppo locale proiettate sui mercati internazionali”. Un modello che potrebbe essere adottato anche in Irpinia. “Basterebbe coinvolgere Fiat, Regione Campania, Provincia di Avellino, sindaci e Pmi locali con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di una filiera intorno alla Fma”.

Morsa ricorda l’esperienza del consorzio Irpinia Automotive nato nel 2008. “Quel progetto, che prevedeva tra l’altro la costruzione di un centro servizi in comune, un servizio per l’acquisto di materiali ed attività di formazione e ricerca, non ha visto più la luce, non se ne conosce l’esito. Si potrebbe riprendere quel progetto e provare a ripartire coinvolgendo anche la Fiat, che non può rimanere alla finestra”. Dalla Fiom arriva un appello alla politica locale. “Occorre che ognuno faccia la propria parte. I precedenti non sono confortanti: basti pensare all’Asi che, per deliberare i lavori per la messa in sicurezza di un parcheggio alla Fma, ha impiegato circa due anni.  C’è da lavorare ed impegnarsi seriamente per un dare una nuova prospettiva al nostro territorio ed alla nostra gente. Un nuovo modello di sviluppo è possibile – conclude – mettendo al centro il lavoro e non riducendo i diritti come questo Governo vuole imporci”.

 

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