Riforme, è l’ora della resistenza passiva

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Senato - ddl Riforme Costituzionali - Protesta della Lega Nord
Sulle Riforme le opposizioni in Senato annunciano una resistenza passiva alle decisioni del Governo. E il Ddl Boschi tiene

La linea la sintetizza Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia: “A fronte di una totale indisponibilità della maggioranza e del Governo a qualsiasi dialogo sulla modifica dell’articolo 10, pur avendo le opposizioni dato segnali di disponibilità, oggi faremo una resistenza passiva, ovvero saremo ostaggio della maggioranza e del governo. Oggi faremo solo le dichiarazioni di voto finali sul via libera all’articolo 10”. E’ la linea del Piave su cui si assestano le opposizioni dopo che anche l’articolo 7 del ddl Boschi passa l’esame dell’aula di Palazzo Madama, con 166 sì, 56 no e 5 astenuti. Conseguenza concreta e immediata: il dibattito procede rapido, ma monco, sull’articolo 10, che prevede tre voti segreti. Commenta il sottosegretario Luciano Pizzetti: “Il passivo è solo passivo, non è resistente”. Come dire: abbiamo poco da temere. Anche se i numeri della maggioranza oscillano tra il 166 e il 154 registrato poco più tardi. Quello che appare sicura è la rinuncia ad atteggiamenti aventiniani: si resterà in Aula, parlando il meno possibile per sottolineare il dissenso rispetto ad un governo che – è questa l’accusa – continua nel suo atteggiamento di chiusura nei confronti del dialogo. Circostanza, questa, smentita dal capogruppo del Pd Zanda. Ma le sue spiegazioni non bastano a FI e Lega, che lasciano trapelare amarezza e sconcerto. E non escludono di rivolgersi direttamente al Capo dello Stato (il quale, notoriamente, non ha voce in capitolo sull’andamento dei dibattiti parlamentari). Domani, preannuncia ancora Romani, si deciderà se chiedere udienza al Colle oppure no. Intanto, dopo una prima riunione comune tenutasi oggi, le opposizioni torneranno a vedersi tutte insieme. E questo è già un dato politico.

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