Contratti: Cgil, Cisl e Uil, subito il confronto

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Susanna Camusso

L’affondo del leader di Confindustria Giorgio Squinzi sul rinnovo e sulla riforma dei contratti di lavoro non poteva cadere nel vuoto e la replica dei sindacati non si è fatta attendere. Cgil, Cisl e Uil chiedono un confronto immediato sul tema e trovano una linea comune: rinnovo dei contratti in scadenza e confronto sul modello contrattuale devono andare avanti entrambi. I tre segretari generali dicono tutti di essere pronti a sedersi ai tavoli subito, accusando Squinzi di aver fatto tutto da solo nel dichiarare aperto e chiuso il confronto. Disponibilità quindi ma – avverte Barbagallo – senza fare sconti e prima – aggiunge Camusso – bisogna vedere cosa contiene il “decalogo” annunciato da Squinzi. L’affondo più duro viene dalla leader della Cgil Susanna Camusso che definisce la parole di Squinzi “Stranianti”. “E’ – spiega con una metafora – come un giocatore che lascia il campo perché il pallone non era quello con cui voleva giocare”. e Squinzi replica sul filo della metafora: “Me ne sono andato col pallone perché nessuno voleva giocare”. E rilancia la critica verso le organizzazioni: “I sindacati, con l’impostazione che hanno – dice – sono un freno per tutto il paese”. Ma Camusso cita il presidente della Commissione europea Juncker e perfino il Fmi per ricordare che non ci può essere ripresa senza la crescita dei salari, del potere d’acquisto e dei consumi, perché abbassare i salari per competere, significa tornare ad un modello economico dell’800. Una posizione condivisa da Furlan e Barbagallo e dal nuovo segretario generale della Ces Luca Visentini: bisogna dare risposte ai 7 milioni di lavoratori che aspettano il rinnovo del contratto e non si può lasciare al governo la definizione del contratto minimo per legge, che finirebbe per abbassare i minimi contrattuali e non darebbe garanzie ai lavoratori delle piccole imprese e ai precari. “Troppo facile rimuovere i problemi e affidarli a terzi – ha detto Furlan – Dobbiamo affrontarli noi giocando fino in fondo il nostro ruolo”. Le parole più dure vengono dal leader della Fiom Maurizio Landini, che ha trascorso una giornata intera a Pomigliano D’Arco. “Confindustria, qualora scegliesse di mettere in discussione i contratti di lavoro e la contrattazione, – dice nell’assemblea con i delegati Fiom – aprirebbe non solo uno scontro in questo paese, ma ci sarebbe l’affermazione di un’idea di impresa fondata su bassi salari e bassa qualità”. La sua interpretazione dei messaggi del leader di Confindustria è su un orizzonte più ampio che guarda al modello generale di politica industriale e di rapporti con il mercato del lavoro. “Le imprese – dice Landini – debbono definitivamente scegliere se pensano ancora che i contratti nazionali siano uno strumento utile per tutelare le imprese oppure se prevalga l’idea, come ha fatto l’ex Fiat in Italia, di superarli e – aggiunge – andare a una gestione molto autoritaria delle imprese”. Landini, propagandando le “proposte nuove per fare avanzare i contratti” che devono avere “la caratteristica di tutelare il potere di acquisto dei salari” e di “fare in modo che qualsiasi forma di lavoro abbia gli stessi diritti”, ribadisce che occorre “garantire che una persona che lavori debba avere un salario minimo garantito, orari e una serie di diritti dalle ferie, alle malattie, agli infortuni, ai trattamenti di fine rapporto”. Occorre, per il leader della Fiom, garantire inoltre che le imprese “assumano la certificazione della rappresentanza. “Il governo – conclude – faccia una legge molto semplice che garantisca le persone che lavorano, il diritto di poter votare i propri delegati e che ogni sindacato sia misurato per gli iscritti reali che ha e per i voti che prende”.

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