Imprese boom, guida il Sud

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Imprese sotto controllo

Oltre 20mila imprese in più in tre mesi: il trimestre estivo luglio-settembre registra la migliore performance degli ultimi cinque anni. A guidare la ripresa c’è Napoli con il migliore tasso di crescita (+0.67%) a livello nazionale. Secondo l’ultima rilevazione Movimprese di Unioncamere, è il Mezzogiorno il protagonista assoluto dell’inversione di tendenza, con un contributo del 42% al saldo complessivo del trimestre 2015 preso in esame. La Campania è la regione meridionale con il saldo migliore (+3.056), davanti alla Puglia (+1.558) e la Sicilia (+1.554). Più indietro Calabria (+886), Sardegna (+651), Abruzzo (+530), Basilicata (+65) e Molise (+56). Per il Centro-Nord il saldo si ferma a quota 5.422, per il Nord-Ovest a 3.505. Chiude il Nord-Est con +2.792. Il Sud, che vede la presenza di un terzo delle imprese italiane, ha determinato il 41,6% del saldo positivo (di 8,7 punti percentuali più elevato rispetto al valore dello stock delle imprese del Mezzogiorno). Questo perché a fronte di 25.950 nuove iscrizioni, ha fatto registrare solo 17.594 cessazioni.

Regioni regine. Sono nove le regioni che, tra luglio e settembre, sono cresciute più della media nazionale: Trentino Alto Adige (0,41%) nel Nord-Est, Toscana (0,35%) e Lazio (0,52%) nel Centro, Abruzzo (0,36%), Campania (0,54%), Puglia (0,41%), Calabria (0,49%), Sicilia (0,34%) e Sardegna (0,39%) nel Mezzogiorno. Tutte le regioni del Nord-Ovest hanno fatto registrare un tasso minore alla media nazionale (0,33%). Tutti i settori – al netto del settore “Estrazione di minerali da cave e miniere”, peraltro di piccole dimensioni poiché conta solo 4.433 imprese – fanno segnare saldi positivi o stabili. Gli incrementi maggiori in termini assoluti sono quelli del commercio (+6.349 imprese), delle attività dei servizio di alloggio e ristorazione (+4.319) e il noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (+2.322). In termini relativi, le attività più dinamiche appaiono quelle di fornitura di energia (+1,46% nel trimestre), noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (+1,29%) e sanità e assistenza sociale (+1,21%). Sostanzialmente stabili l’industria manifatturiera e quella delle costruzioni.

Fallimenti in calo. Il dato positivo è frutto soprattutto della riduzione dei fallimenti. Nel III trimestre, le imprese che hanno portato i libri in tribunale sono state 2.800, lo 0,7% in meno dello stesso periodo del 2014. Ancora più sostanzioso il decremento dei concordati preventivi (diminuiti del 30% fino a sfiorare le 300 unità). In questo caso l’Italia è perfettamente divisa a metà sotto il profilo territoriale: se da una parte Mezzogiorno e Nord-Ovest sono le aree del Paese in cui si assiste al miglioramento sul fronte delle procedure fallimentari (rispettivamente -9,2% e -8,5%), dall’altra il Centro e Nord-Est sono in controtendenza – con un aumento nell’apertura di procedure fallimentari – rispetto al dato dell’anno precedente, con un +9% e +13,7%.

Vincono le società di capitali. Come succede con regolare continuità da molti anni, le società di capitale hanno fatto registrare il più alto tasso di crescita (0,88%). Questa dinamica, sostenuta e continua, è originata dal fatto che la vita media delle società è più elevata e, soprattutto per questo, alla forte natalità si accompagna una mediamente più bassa mortalità. In particolare nel terzo trimestre del 2015 sono nate 19.778 società di capitale (pari al 26,7% di tutte le nuove iscrizioni), mentre ne sono cessate solo 6.409 (pari all’11,9% di tutte le cessazioni).

Artigianato in caduta libera. Le dolenti note arrivano ancora dal fronte artigiano, dove, per il quarto anno consecutivo, nel III trimestre si registra un saldo negativo tra aperture e chiusure, frutto soprattutto della forte riduzione di iscrizioni di nuove imprese (record negativo del decennio e oltre 800 unità in meno rispetto a quelle, già ridotte, registrate nello stesso periodo del 2014). A fronte di questa caduta di vitalità, un livello di chiusure analogo a quanto registrato lo scorso anno (35 in più nel confronto) non ha permesso di risalire la china e ha mantenuto il saldo in territorio negativo (-1.779 unità). A incidere maggiormente sulla nuova flessione del comparto artigiano sono stati ancora una volta i bilanci negativi delle costruzioni (-1.264 imprese), delle attività manifatturiere (-727) e dei trasporti e magazzinaggio (-438).

 

 

 

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