Gay: l’Italia cresce con l’impresa

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Il Presidente di Confindustria Giovani, Marco Gay, durante il suo intervento al meeting di Capri

Abbassare le imposte su chi produce perché è un fattore di competitività, di attrazione di investimenti esteri, di stimolo all’export. Marco Gay ne è convinto: bisogna puntare sull’impresa per favorire lo sviluppo dell’Italia. Il presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, intervenuto a “Patrimonio Italia”, il convegno dei GI a Capri non vede una ripresa economica senza crescita industriale.  “Non esiste nessuna parte del mondo avanzato che abbia fatto a meno dell’industria – sottolinea Gay -. Possono 20 milioni di persone vivere di solo turismo? Purtroppo no. Cultura e turismo sono importanti, ma non bastano a far crescere un paese”. E l’Italia, secondo Gay, ha tutte le carte in regola per farcela. “Il 2015 può essere l’anno dei record per il Made in Italy. Se il trend di vendite si dovesse confermare nei prossimi mesi, quest’anno si potrebbe chiudere con esportazioni per 419 miliardi di euro, il dato più alto di sempre. Sul totale dell’industria manifatturiera mondiale però oggi l’Italia pesa solo per il 3%”. Durante il suo intervento, Marco Gay ha toccato diversi temi d’attualità. Sul fenomeno immigrazione il presidente dei GI non ha alcun dubbio: è un’immensa opportunità per l’Italia. “Senza gli immigrati l’Italia non ce la farebbe, le nostre aziende non ce la farebbero, i nostri conti pubblici non ce la farebbero. Gli Stati Uniti sono l’esempio: delle top 100 imprese americane la maggioranza è stata fondata da stranieri di prima o seconda generazione. Apple, Google, IBM, Oracle, Facebook, eBay e Amazon sono società che non esisterebbero se agli immigrati non fosse stata data la possibilità di provarci”. “L’Italia – prosegue Gay- guadagna quasi 4 miliardi netti dal fenomeno migratorio. Ha iscritto 800 mila bambini figli di immigrati a scuola e ha visto morire 2.300 persone. Troppe!”. Non è mancato poi un passaggio sul caso trivellazioni, oggetto di numerosi dibattiti in alcune regioni, tra cui la Campania. “Quello delle trivellazioni non è un tema che tocca solo un settore produttivo o un territorio specifico. È emblema del deficit di cultura industriale che l’Italia sconta ancora oggi. Non possiamo fare a meno di fonti fossili a lungo ma possiamo contare tecnologie raffinate per contenere i rischi in ogni fase di produzione”. Nel corso del suo intervento, il presidente Gay ha inoltre preso posizione sul rapporto tra legalità e impresa. “La legalità è diventata un concetto ripetuto e abusato – sottolinea Gay. Troppa da una parte, assente dall’ altra. La prima è la legalità che blocca i cantieri, che affossa le imprese, che ingessa le opere. È la legalità spesso distorta da una magistratura che non conosce e non capisce l’impresa”.

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