Il marchio nel fango

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Il marchio è tanto per un’azienda. Tanto, non tutto. Ci sono marchi che diventano un tutt’uno con il territorio. Marsala è una città, ma il suono riporta al sapore di un liquore. Pizza, e si pensa subito a Napoli. Eppoi si dice Maranello, ma si legge Ferrari. Questa foto l’ho scattata qualche giorno fa, con l’intenzione di cavarci un pezzo per fare la solita solfa sull’idiozia di certe scelte. Le vetrine sono nella stazione Garibaldi di Napoli e sono anche un varco tra l’ingresso sulla piazza e i treni. Migliaia di persone al giorno attraversano quel negozio, convinti di trovarsi tra gli scaffali di un noto liquore napoletano, citato in tante ricette soprattutto di dolci. Strega Napoli. Strega, la fabbrica della famiglia Alberti è a Benevento, di fronte alla stazione ferroviaria, che non è mai stata una stazioncina di provincia, ma uno snodo fondamentale per il Mezzogiorno. E’ la porta verso la Puglia. Lo avevano capito i romani duemila anni fa e mai nessuno si è sognato di cambiare quel tracciato. La lungimirante e grazieaddio defunta Democrazia Cristiana disegnò l’A16 Napoli-Canosa tra le gole dell’Irpinia, con il risultato di un tratto autostradale che in provincia di Avellino non è classificato come tale.

Strega, Alberti… e si pensa anche al premio letterario che ogni anno fa accapigliare gli scrittori più importanti d’Italia. Ma a Roma. “Strega Napoli”, e non ditemi che c’è la necessità di ricordare a chi arriva in stazione dove si trova. Se c’è una strategia di marketing dietro quella vetrofania, vi prego, non provate a spiegarmela. Preferisco le foto amatoriali di spaghetti, pennette e rigatoni in mezzo al fango che girano su Facebook e su twitter accanto a un pacco con l’etichetta “Rummo – Benevento”.

 

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