Senza soldi… non crescono startup

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La creazione di una startup non è solo una questione di idee. Dopo le idee, infatti, sorgono i problemi legati alla ricerca di fondi per la nuova impresa. Il dilemma del finanziamento delle nuove iniziative imprenditoriali è antico. I neo imprenditori se non dispongono di risorse proprie (o dei propri familiari), si trovano dinanzi alla necessità di ricercare fondi per lo sviluppo dell’attività. E questa ricerca non è così semplice. Alcuni dati preliminari permettono di capire meglio l’entità del problema: fra il 2012 e il 2014 i finanziamenti alle startup sono cresciuti del 15%, ma le risorse risultano essere ancora esigue. Come evidenziato dall’”Italian Startup Ecosystem: Who’s Who” presentato da Italia Startup, la crescita dei finanziamenti è minima rispetto alla crescita delle imprese innovative. Queste, infatti, sono cresciute di oltre il 120% in un solo anno, passando da 1227 nel 2013 a 2716 nel 2014. Con una crescita così vertiginosa, la disponibilità di finanziamenti sembra ancora irrisoria. Le alternative, per gli stratupper, sono molteplici ma ognuna presta dei vantaggi e degli svantaggi che vanno ben ponderati dagli imprenditori innovativi. La prima alternativa è il finanziamento bancario. Gli istituti di credito mostrano sempre un po’ di ritrosia nel finanziamento delle nuove iniziative imprenditoriali. Le startup innovative, nello specifico, presentano un duplice problema: in primis, quasi sempre, mancano di garanzie reali e, in seconda battuta, le banche hanno difficoltà nella valutazione della rischiosità di una startup. Per tali ragioni gli istituti bancari sono restii al finanziamento nella fase di ideazione (c.d. seed), anche se qualcosa, negli ultimi anni, sta cambiando. Alcuni istituti hanno iniziato a fornire prestiti rilevanti, di medio termine, grazie al fondo di Garanzia statale. All’ottobre del 2014 gli investimenti del sistema bancario sulle startup risultava pari a 105 milioni di euro. Anche lo Stato interviene attraverso la predisposizioni di specifici fondi dedicati alle startup. Fra questi va ricordato il Fondo di Garanzia che non garantisce un contributo in denaro all’impresa, ma serve a favorire l’accesso alle fonti finanziarie mediante la concessione di una garanzia pubblica che si affianca (spesso si sostituisce) alle garanzie reali portate dalle imprese. Rivolgendosi al Fondo le startup hanno la possibilità di ottenere finanziamenti senza garanzie aggiuntive (e quindi senza costi di fidejussioni o polizze assicurative) sugli importi garantiti dal Fondo. Alternative all’intervento statale e al capitale bancario è quello dei Business Angels (BA). Sono investitori informali in capitali di rischio. In questo caso non si tratta di finanziamento, ma di partecipazione al capitale azionario. I Business Angels, infatti, sono piccoli e medi investitori, con esperienza derivante dalla loro attività professionale (manager o ex manager con buona capacità imprenditoriale) che lavorano soli o in cordate. Il loro intervento, per lo più riguarda le fasi di avvio della startup, investendo una cifra che, generalmente, si aggira fra i 100 e i 150 mila euro ad operazione. Si tratta di un investimento con un forte impatto strategico poiché partecipano all’attività dell’impresa (anche formalmente con la presenza nel consiglio di amministrazione) e offrono le loro competenze e la rete di conoscenze per facilitare lo sbocco sui mercati o per trovare ulteriori finanziamenti. L’altra alternativa è rappresentata dai fondi di Private Equity (PE) e di Venture Capital (VC). Al pari degli investimenti dei BA, anche i fondi di PE e di VC realizzano operazioni di investimento in capitali di rischio. Il Private Equity realizza operazioni di investimento nelle fasi del ciclo di vita delle aziende successive a quelle iniziali, il Venture Capital, invece, mette a disposizione capitali per finanziare la nascita o la crescita di un’attività a elevato potenziale di sviluppo. Un’ultima modalità di finanziamento che si sta diffondendo fra le startup (e non solo) è il finanziamento tramite crowdfunding. Letteralmente questo è il finanziamento dalla folla e consiste in un finanziamento collettivo, da parte di utenti internet, frequentatori della Rete, affinché forniscano risorse per l’avvio dell’attività. Non è nulla di innovativo concettualmente, poiché si tratta di una sorta di colletta, ma nuovo è lo strumento (internet per l’appunto) che permette di dare al finanziamento una vetrina globale. Il crowdfunding è una tecnica di finanziamento-investimento adatta per quelle attività che non richiedono risorse in quantità elevata e per i quali le altre forme di partecipazione al rischio impresa, già viste in precedenza, non sono praticabili. In Italia sono circa 55 le piattaforme di crowdfunding. Non tutte sono attive, molte sono in fase di lancio, ma tutte fanno riferimento a modelli prestabiliti: reward-based, donation-based, lending-based ed equity based. Le prime sono piattaforme che in cambio della partecipazione al finanziamento di un progetto, garantiscono un premio o una specifica ricompensa non in denaro; le piattaforme donation-based, invece, prevedono la donazione di una somma di denaro, senza ricevere nulla in cambio; quelle di lending-based, prevedono un vero e proprio prestito, ricompensato con il pagamento di interessi; infine quelle equity based prevedono che venga riconosciuto un vero e proprio titolo di partecipazione in una società, in cambio di denaro. Il grande vantaggio del crowdfunding sta nel fatto che le imprese oltre ad ottenere somme di denaro, riescono ad ottenere anche un primo test di mercato dell’idea. Infatti, se l’idea non affascina i potenziali consumatori, molto probabilmente non otterrà la somma di denaro richiesta. La variegata, e non esaustiva, rassegna delle modalità di finanziamento delle startup, fa emergere l’ulteriore complessità del fenomeno che, come detto qualche settimana fa, è sconosciuto a molti. Sembra, però, che gli startupper siano degli inguaribili ottimisti e che nonostante le difficoltà continuino nel loro viaggio dei desideri, sempre consapevoli, però, che senza soldi… non crescono facilmente le startup.

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