Sud, le linee guida del Masterplan

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Masterplan per il Sud, novantacinque miliardi, da qui al 2023, per mettere il turbo al Mezzogiorno, “affinché diventi protagonista di una nuova Italia, l’Italia della legalità, della dignità del lavoro, della creatività imprenditoriale, in una parola del progresso economico e civile”. È quanto si legge nelle linee guida del masterplan del governo per il Sud, da oggi sul sito di Palazzo Chigi. Obiettivo del progetto, individuare le scelte operative nel confronto con Regioni e città metropolitane, e arrivare entro l’anno a 15 Patti per il Sud (uno per 8 Regioni e uno per ciascuna delle sette città metropolitane). Nel documento si parte dalla premesse che qualcosa sta cambiando, con uno sguardo ai segnali positivi che arrivano dal Meridione. Il governo snocciola i numeri della ripresa, con occupazione (+2,1%) ed esportazioni verso i mercati internazionali (+7%) in crescita, pur riconoscendo “che questi segnali si innestano in una situazione di partenza più arretrata”. Ma mostrano, di fatto, che “l’economia del Mezzogiorno è una realtà viva, con potenzialità che vanno valorizzate proprio per invertire la tendenza e recuperare il divario rispetto al Centro-Nord”. Di più: “l’economia italiana nel suo insieme ha bisogno che il Mezzogiorno cambi passo e diventi un’area di crescita che interagisca positivamente con l’economia del resto del Paese”. Il Masterplan per il Mezzogiorno “deve partire da qui, dai punti di forza e di vitalità del tessuto economico meridionale”. Con una premessa d’obbligo: “non si parte da zero” ma “si ricomincia da tre”, con una citazione-tributo all’indimenticabile film di Massimo Troisi. “Il Governo e le istituzioni regionali e locali – si rivendica infatti nelle linee guida – non sono stati fermi ma hanno già operato su almeno tre terreni fondamentali per ridare speranza al Mezzogiorno d’Italia, tre terreni molto concreti di azione meridionalista”, ovvero il “recupero del ritardo nell’utilizzo dei Fondi strutturali stanziati nel ciclo di programmazione europea 2007-13”; l’”avvio della programmazione 2014-2020”; la “risposta alle crisi aziendali” che hanno colpito il Meridione, dall’Ilva di Taranto alla Firema di Caserta, solo per citarne alcune. Ora il masterplan è chiamato a partire “dai punti di forza del tessuto economico meridionale per valorizzarne le capacità di diffusione di imprenditorialità e di competenze lavorative e per promuovere l’attivazione di filiere produttive autonomamente vitali”. A dare slancio al progetto, contribuirà anche la legge di stabilità 2016. Attraverso di essa “il governo ha attivato in sede europea la clausola investimenti – la cui istituzione è dovuta all’azione italiana durante il semestre di Presidenza dell’Unione – che mette a disposizione nel 2016 uno spazio di bilancio di 5 miliardi di euro utilizzabili per spendere le risorse nazionali destinate a cofinanziamento dei Fondi strutturali o di investimenti nelle reti di rilevanza europea o di investimenti supportati dal Piano Juncker. L’effetto leva potenziale è in grado di mettere in gioco nel solo 2016 investimenti per oltre 11 miliardi di euro, di cui almeno 7 per interventi nel Mezzogiorno”.

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