De Luca e la trasparenza a scoppio ritardato

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richiesta De Luca
Il documento con cui Vincenzo De Luca chiede di essere ascoltato dalla procura di Roma

Assicura di essere “persona perbene”, di non temere l’azione della magistratura che è “un vantaggio e non un fastidio” e pubblica sul sito della Regione la richiesta di essere ascoltato dal procuratore di Roma Pignatone. Vincenzo De Luca, nell’affollata sala giunta della Regione Campania non si concede alle domande in una conferenza stampa convocata di notte via sms per spiegare una vicenda della quale era a conoscenza già dal 29 ottobre scorso e che è esplosa per i motivi personali del suo capo staff Nello Mastursi, dimessosi due giorni fa. La casa di vetro promessa ha le finestre un po’ opacizzate dai ritardi di comunicazione, dal riserbo ai limiti della menzogna, da consiglieri che pagano lo scotto del provincialismo più becero.

Vincenzo De Luca comincia con lo scaricare il suo braccio operativo. E lo fa in un passaggio della conferenza stampa con una frase netta. “Le nomine nella sanità sono state istruite nel mio gabinetto, senza che io conosca nessuno di quelli chiamati a incarichi di direzione”. Che può significare diverse cose. A capo del gabinetto c’era Mastursi: ha deciso da solo una questione così delicata in un settore strategico e delicato sia per i conti della Regione, sia per l’immagine del governatore? Un De Luca che firma deleghe in bianco tuttavia non si è mai visto in tutta la sua storia politica e amministrativa. Mastursi, colto dalla sindrome del servo zelante, si è adoperato oltre ogni limite perché Vincenzo De Luca potesse dormire sonni tranquilli mentre un collegio civile affrontava la decisione sulla sospensione della sospensione? A insaputa del capo, che dieci giorni dopo aver appreso dell’indagine sbatte fuori a calci l’uomo che ha gestito la sua campagna elettorale, che ha imbottito le liste di impresentabili. Eppure, quando la presidente della commissione parlamentare Antimafia pubblicò la lista dei cattivi, De Luca non esitò a mostrare il petto in fuori e ad assumere la paternità piena di quelle liste.

C’è poi il reato contestato a De Luca e agli altri: concussione per induzione. La procura di Roma ipotizza che un avvocato abbia in qualche modo ricattato Mastursi prospettandogli lo scenario apocalittico della sospensione per il presidente appena eletto. Scenario modificabile a patto di una nomina manageriale nella sanità. La nomina non c’è stata. I nuovi commissari delle aziende sanitarie sono stati incaricati appena qualche giorno fa, ovvero dopo il 29 ottobre scorso (giorno in cui certamente De Luca era già a conoscenza dell’indagine). La concussione è un reato per così dire “passivo”. De Luca, o meglio chi per lui, non ha cercato l’avvocato, non ha prospettato i vantaggi illeciti in cambio di una spintarella ai giudici o di qualche notiziola sulla segretissima camera di consiglio durata circa un paio di ore. De Luca tuttavia ha pensato fino a due giorni fa che la notizia dell’indagine non venisse a galla. E deve averci creduto anche lo stesso Mastursi, rimasto al suo posto per ben dieci giorni oltre il fatidico 29 ottobre. Forti forse dell’abitudine agli sproloqui televisivi senza interferenze, alle conferenze stampa-comizio, ai proclami passati per comunicati istituzionali. Tanto in una piccola provincia il sindaco conosce tutti e può sempre “apparare”.

E mentre l’espressione “a mia insaputa” richiama all’orecchio vicende passate e dall’esito infelice, di nuovo c’è l’apprezzamento per il lavoro della magistratura, finora sconosciuto ai neo garantisti. Di certo la richiesta di essere ascoltato dal procuratore combacia con l’apprezzamento per la ricerca di verità, un po’ meno con la pretesa di trasparenza. Il maldestro comunicato sulle dimissioni di Mastursi non è un paradigma di trasparenza. Il ritardo di tredici giorni nel pubblicare quel documento è un po’ più della cronica lentezza della macchina burocratica che De Luca vorrebbe abbattere. La denuncia pubblica e immediata delle beghe di un avocato e di un magistrato, che oggi rinnegano persino il talamo nuziale, avrebbe avuto un effetto mediatico ben più dirompente della cantilena sull’impresentabilità. Altro che reazione uguale e contraria al “massacro mediatico”. Ma sul cavalluccio marino del governatore evidentemente non galoppano fantini di gran classe, poco avvezzi alle domande curiose, poco inclini a rispondere. Qualche interrogativo Vincenzo De Luca, su questo argomento, prima o poi dovrà porselo e dovrà anche chiedersi se sia produttivo girarla sempre a macchietta. Crozza per ora ringrazia, ma già senta a rendere il suo De Luca più caricaturale dell’originale. De resto, anche in campagna elettorale, anche appena dopo la vittoria, se si era alla ricerca di una spiegazione dettagliata e tecnica sulla linea difensiva del governatore, bisognava citofonare a Fulvio Bonavitacola. Già nella lunga e confusa notte elettorale il vice presidente spiegava urbi et orbi anche i passaggi più ostici della legge Severino e i vuoti nei quali incunearsi per evitare la paralisi. E con il ministro della Giustiza Orlando che ha già detto di sentirsi “preoccupato” per la vicenda De Luca, si può già cominciare a pensare a cosa accadrà tra qualche settimana, quando la sospensione ex lege Severino sarà molto più di uno scenario probabile. Un vice presidente assumerà le funzioni e per 18 mesi probabilmente le conferenze stampa saranno meno “divertenti” ma aperte alle domande.

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