Trivellazioni, anche Confindustria dice no al petrolio

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Petrolio, convegno Ugl

No alle trivellazioni petrolifere in Irpinia e nel Sannio, si allarga sempre più il fronte del no, un fronte compatto e ragionato. L’Ugl ha messo attorno allo stesso tavolo non solo le altre sigle sindacali irpine, ma anche politici ed esperti di spessore nazionale, oltre al presidente di Confindustria Avellino. E proprio il presidente degli Industriali, Sabino Basso, ha un po’ “sbaragliato” le carte. L’imprenditore, infatti, ha rivisto la sua posizione sulle trivellazioni petrolifere. “Prima – ha spiegato – avevo idee diverse in merito”. In sostanza, Basso si era detto favorevole al petrolio. Invece “sono stato di recente  nella Val d’Agri (in Basilicata, fornisce oltre il 10% del fabbisogno nazionale, essendo il giacimento petrolifero su terraferma più grande d’Europa, ndr) ed ho potuto constatare da vicino la devastazione del territorio. Inoltre, tutti gli esperti di economia ormai ci dicono che il petrolio varrà sempre di meno. A questo punto, credo sia giusto domandarsi se ne vale la pena trivellare l’Irpinia e il Sannio. Dobbiamo concentraci di più sullo sviluppo turistico di queste aree e creare una cabina di regia ad hoc”. Il convegno organizzato dall’Ugl si è aperto con l’introduzione del segretario provinciale Costantino Vassidialis: “Siamo seriamente preoccupati da quello che potrebbe accadere. L’Irpinia è il più grande bacino d’acqua del Sud Italia ed è nota soprattutto per le produzioni di qualità. Tutte cose che sono certamente compatibili con le trivellazioni”. Interessante l’intervento di Tommaso Pagliani, ricercatore del Centro di documentazione conflitti ambientali che ha realizzato l’Atlante Italiano dei conflitti ambientali dove, ovviamente, compare il progetto Gesualdo. “Ai tanti pericoli – dice – bisogna anche aggiungere quello sismico, in aree già tristemente note sotto questo punto di vista. Non dimentichiamo, poi, l’inquinamento acustico, quello luminoso – anche di notte l’impianto è illuminato a giorno – e i rischi sanitari: lo stato di salute peggiora ed anche la semplice percezione del rischio fa stare male le persone, le fa vivere male. Infine, ci sono anche tanti rischi economici, sociali e di immagine. Ad esempio, c’è perdita di valore degli immobili e delle produzioni locali. L’acqua, inoltre, si potrebbe estinguere ed abbassare in termini di portata. L’Italia è un Paese dove già ci sono tanti, troppo conflitti ambientali. Un ulteriore conflitto ambientale di tale portata, non fa altro che aumentare le tensioni sociali, soprattutto se, come in questo caso, le decisioni vengono calate dall’alto e senza consultare le popolazioni”. Francesco Paolo Capone, segretario generale Ugl, dal canto suo dichiara: “Il nostro no alle trivellazioni in questo territorio è netto e convinto. Vogliamo essere però consapevoli, la scelta di intervenire su un territorio a vocazione agricola è un argomento di cui ce ne facciamo carico a livello nazionale, in modo serio e concreto. Non facciamo passerelle e non abbiamo verità precostituite. Lamentiamo soprattutto che la politica è assente rispetto alla responsabilità delle scelte. Siamo pronti a confrontarci con il Governo per capire perché il Sud sia stato tagliato fuori dalle sue scelte. Tutte le Regioni del Sud sono schierate con il Governo ma è inquietante che nessuna sia riuscita ad avanzare delle proposte serie per lo sviluppo del Mezzogiorno”.

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