Salvataggio banche, sì del Cdm

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Banche in crisi al Sud

CariFerrara, Banca Marche, Banca Etruria e CariChieti potranno continuare ad operare grazie a 3,6 miliardi di euro interamente a carico del sistema bancario. Gli istituti verranno liberati dai crediti in sofferenza, aggiungeranno il prefisso “nuovo” al proprio nome e verranno traghettate verso la cessione. Dal consiglio dei ministri è arrivato il via libera al decreto legge per la risoluzione dei quattro istituti, senza alcuna forma di finanziamento o supporto pubblico. Escluso anche il ricorso al “bail in” (sarà operativo dal primo gennaio), ovvero al salvataggio delle banche in difficoltà con i fondi di azionisti, obbligazionisti e correntisti sopra i 100.000 euro.  A ciascuna banca-ponte sono state conferite tutte le attività diverse dai prestiti in sofferenza. E, a fronte di queste attività in bonis, vi sono i depositi, i conti correnti e le obbligazioni ordinarie. Il neonato Fondo di risoluzione (previsto dalle norme europee e amministrato da Bankitalia) ha ricostituito il capitale delle 4 banche-ponte, che in totale è ora pari a 1,8 miliardi. Questi sono soldi che verranno recuperati quando le banche ponte saranno vendute al migliore offerente. Il fondo di risoluzione erogherà, come detto, 3,6 miliardi di euro alle banche ponte per capitalizzarle e coprire la differenza negativa fra gli attivi trasferiti e le passività: i costi dell’operazione sono così interamente a carico del sistema bancario, che potrà tuttavia recuperarli con il perfezionamento dell’operazione nei prossimi mesi, tramite il recupero crediti, la cessione delle banche salvate o di parte di asset delle stesse a terzi interessati, che adesso potranno rilevare attività sanate dai crediti deteriorati. I crediti in sofferenza di tutte le quattro banche verranno invece trasferiti a una unica bad bank.

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