“L’ultima vittoria” dell’impiegato-scrittore Ciro Borrelli

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Ciro Borrelli

Caio, Honon e Ciro. Tre uomini, tre storie, tre epoche diverse. A loro il compito di raccontare momenti importanti: la battaglia dei campi catalunici del 20 giugno 451 d.C. Chalon-en-Champagne, quella di Little Big Horn del 25 giugno 1876 e lo sciopero in difesa dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori del 16 aprile 2002 a Firenze. “Raccontano con fierezza ed orgoglio le loro storie e le comunità a cui appartengono, mantenendo intatta la loro purezza anche dopo le loro sconfitte, nonostante esse appaiano ai loro occhi come nette, definitive ed inappellabili”, per dirla con Arturo Scotto. Il capogruppo dei deputati di Sel lo scrive nel testo, è sua, infatti, la prefazione al libro “L’ultima vittoria” di Ciro Borrelli (Edizioni il Papavero – Marketing d’autore). E’ il terzo libro di Ciro Borrelli, impiegato di professione con la grande passione per la scrittura. Ed è sicuramente un libro ancor più maturo, vibrante, intenso, un “viaggio” con il quale Borrelli riesce a catapultarci in tre differenti epoche, cogliendone indecifrabili somiglianze e imprevedibili analogie. A riprova del fatto che la storia dell’uomo è fatta di ascese e cadute, e che ogni parabola ha un suo picco, uno suo momento magico, irripetibile e degno di memoria. Tre storie e tre momenti diversi. Ovviamente molto avvincente quanto vissuto dallo stesso Ciro nel 2002, accompagnato anche da una presenza femminile molto discreta, quasi misteriosa, a tratti affascinante. “Italia, Firenze, sullo sfondo piazza Santa Croce e le strade laterali gremite di gente, a ridosso delle scalinate della Cattedrale è stato allestito un palco con un solo uomo. Ha la barba, è vestito elegante e gli occhiali nascondono due occhi sottili e tirati. Il suo nome è Sergio Cofferati. Dà le spalle a una delle chiese più belle del mondo ed è circondato da 400mila persone”. Ciro Borrelli ci fa rivivere, tramite il suo racconto, quella giornata e le emozioni dei tanti che hanno partecipato a quella manifestazione. Di vittorie e di sconfitte. Potrebbe sembrare un libro non caratterizzato dall’ottimismo. Invece, per dirla ancora con Scotto, la folgorante intuizione di Ciro Borrelli è che “non bisogna mai arrendersi di fronte agli insuccessi, per quanto essi siano traumatici”. “Il mio scopo è quello di trasmettere ai lettori e alle lettrici un messaggio di speranza in un futuro migliore, perché le battaglie che ci attendono sono ancora tante e di fondamentale importanza”, sottolinea lo stesso Borrelli. L’impiegato-scrittore è già autore di due libri che hanno riscosso notevole successo, ovvero “Un’altra illusione” e “Racconti di un impiegato”. Gli argomenti che predilige sono di natura storica, politica e sociale. E non poteva essere altrimenti, per questo simpatico ed attento osservatore, napoletano di nascita, visto che è laureato in scienze storiche. Scrive anche poesie e brevi racconti, ama il teatro, il cinema, la buona musica. Molto probabilmente, data la tempra forte che lo caratterizza, nelle orecchie di Ciro Borrelli riecheggia ancora – dopo tanti anni – l’ultima frase pronunciata da Cofferati prima di congedarsi dal palco di Firenze. “Noi non ci fermeremo fino a quando non avremo raggiunto il nostro obiettivo”. Ciro, c’è da giurarci, non si fermerà.

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