Crowdfunding civico: dalla colletta alla progettazione partecipata

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Crowdfunding
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Nello scorso articolo ci siamo soffermati sul crowdfunding, una modalità di finanziamento che si sta diffondendo fra le startup. Questo, infatti, è un finanziamento collettivo da parte di utenti internet, che forniscono risorse finanziarie per l’avvio di nuove attività.

Ma il crowdfunding è un’attività che può avere ad oggetto anche il finanziamento di opere di pubblica utilità o di beni pubblici che non ricevono risorse finanziarie adeguate da parte delle amministrazioni pubbliche. Con il termine crowdfunding civico (o civic crowdfunding) ci si riferisce alla raccolta di denaro per la ristrutturazione o rigenerazione di opere pubbliche (strade, portici, giardini) o per la realizzazione di nuove infrastrutture (ponti).

Il civic crowdfunding, quindi, si configura come un finanziamento effettuato da singoli cittadini, organizzazioni del terzo settore o imprese private per la realizzazione di opere e progetti pubblici non realizzabili attraverso l’uso esclusivo delle risorse pubbliche.

Il crowdfunding civico risponde alle caratteristiche già viste per il corwdfunding in generale e non si discosta da fenomeni più antichi quali la colletta pubblica.

Le prime esperienze di civic crowdfunding sono rinvenibili al di fuori dell’Italia. I casi più eclatanti sono la costruzione di un ponte pedonale nella città di Rotterdam e la manutenzione dei giardini pubblici a Boston. Attraverso operazioni di raccolta fondi dalla folla, nella città olandese sono state acquisite le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione di un ponte pedonale, il Luchtsingel, che unisce il centro finanziario con una delle principali stazioni ferroviarie della città, precedentemente separate da una superstrada. Negli USA, invece, i cittadini di Boston da diverso tempo possono impegnarsi direttamente nella gestione e nel mantenimento di alcuni parchi pubblici della città attraverso la Franklin Park Coalition.

Le esperienze più note, e di successo, in Italia sono state due: quello della Città della Scienza di Napoli e del Portico di San Luca di Bologna. Il primo ha visto la Fondazione IDIS-Città della Scienza impegnata nella raccolta, grazie alla piattaforma DeRev, di oltre 1.400.000 euro per ricostruire il polo scientifico distrutto nell’incendio doloso nel marzo 2013. Il secondo ha riguardato invece il reperimento del denaro necessario al restauro del portico più lungo al mondo, particolarmente caro ai cittadini bolognesi, grazie alla piattaforma GINGER. In questo caso l’obiettivo è stato di raccogliere 300.000 euro tramite donazioni, sponsorizzazioni e iniziative.

Definire, però, il civic crowdfuning come una mera colletta è assolutamente sbagliato per una serie di motivazioni. In primo luogo la colletta avviene di solito fra persone che sono all’interno di un determinato raggio chilometrico; il crowdfunding civico, invece, sfruttando le potenzialità di internet, raggiunge migliaia di utenti che sono fra loro lontani geograficamente anche centinaia di chilometri. In secondo luogo le migliori esperienze di crowdfunding civico sono quelle che hanno visto una partecipazione attiva dei finanziatori. Come evidenziato da più parti, molto spesso le amministrazioni pubbliche usano il crowdfunding per finanziare progetti a scatola chiusa, senza alcun intervento attivo da parte della cittadinanza. In poche parole gli amministratori chiedendo solamente ai cittadini di metterci di soldi.

In questo caso non c’è alcuna differenza fra il civic crowdfunding e la colletta. Per garantire un successo a queste iniziative è necessario sollecitare i finanziamenti dalla folla anche stimolando il senso di appartenenza alla comunità di riferimento. La raccolta di fondi da sola non basta, va necessariamente sostenuto e riconosciuto il valore morale delle somme offerte.

Tutte le esperienze più rivoluzionarie, infatti, hanno previsto più partecipazione, più comunicazione, più volontà di mettere in gioco le idee delle amministrazioni locali con quelle dei cittadini. Solo in questo modo si riesce a fare un salto di qualità: dalla raccolta di denaro alla progettazione partecipata con i cittadini.

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