Unioni civili, s’infiamma il dibattito in attesa del Family Day

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Riconoscere diritti e doveri delle coppie omosessuali che vogliono unirsi civilmente e delle coppie eterosessuali e omosessuali che non vogliono sposarsi, ma solo registrare la loro convivenza. In soldoni, è questo il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili, che prende il nome dalla senatrice del Partito Democratico Monica Cirinnà.
Se il disegno di legge dovesse essere convertito in legge, verrebbe inserito nel diritto di famiglia un nuovo istituto, l’unione civile appunto, diverso dal matrimonio, ma equiparabile a quest’ultimo per diritti e doveri previsti. Per stipulare un’unione civile, non si deve essere già sposati o aver contratto già un’unione civile. Le due persone devono essere maggiorenni e recarsi con due testimoni da un ufficiale di stato civile, che provvede alla registrazione. Come nel matrimonio, le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri, obbligo reciproco alla fedeltà e alla coabitazione. Per sciogliere l’unione civile si deve ricorrere al divorzio. Sono proprio le numerose assonanze con il matrimonio a scatenare le opposizioni, anche in casa Pd: vi sono infatti, tra gli emendamenti, alcune proposte di modifica volte ad escludere la possibilità della comunione dei beni o di assumere un cognome comune.
Oggi, 28 gennaio, il testo del ddl sarebbe dovuto arrivare in aula al Senato, dopo un lungo dibattimento in commissione e accompagnato da seimila emendamenti proposti sia dalle forze di opposizione, sia dalle frange più cattoliche dei democratici, già ribattezzati “catto-dem”. Così non è stato, perché la Lega, che insieme con Forza Italia fanno muro al disegno di legge, ha chiesto (e ottenuto), in conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama, di poter essere, nel pomeriggio, a Milano per l’incontro dei partiti euroscettici, annunciando di essere pronta a ritirare il 90% degli emendamenti.
Dunque, il voto sulle pregiudiziali e sulle sospensive presentate dalle opposizioni al ddl Cirinnà sulle Unioni civili slitta a martedì prossimo, 2 febbraio.
Matteo Renzi, premier e segretario del Pd, ha lasciato libertà di coscienza ai senatori: ognuno potrà scegliere come votare ad ogni articolo ed emendamento. Ancor di più, perché il voto sarà segreto.
Il punto più discusso dell’intero ddl è l’articolo 5, che prevede la cosiddetta stepchild adoption: l’adozione del figlio del proprio coniuge. Alcuni emendamenti, infatti, auspicano lo stralcio di questo articolo, sostituendolo con l’affido rinforzato, che duri fino al compimento della maggiore età del figlio adottato. Altri considerano la stepchild adoption l’apripista per il cosiddetto utero in affitto, che in Italia è illegale. Sulle adozioni, nella maggioranza, il Pd è favorevole, eccezion fatta per i catto-dem e i centristi di Ncd. Tra le opposizioni il tema delle adozioni vede contrari anche Lega e Forza Italia, sia pure con alcuni distinguo su base personale. Sel e M5S sono favorevoli. Quest’ultimo, però, ha dichiarato che ritirerà il suo appoggio se dal ddl sarà stralciata la stepchild adoption. Sul fronte opposto Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia: sarà presente alla manifestazione del Family Day in programma sabato 30 gennaio a Roma, al Circo Massimo. Sul Family Day, è intervenuta, da Montecitorio, la Presidente della Camera, Laura Boldrini che, con formalismo istituzionale, si è detta non contraria ad alcuna manifestazione, purché democratica e civile. Ma se sabato prossimo è previsto un milione di persone, non si può dire che sia stata da meno la manifestazione di sabato scorso al Pantheon, sempre in Capitale. “Svegliati Italia”, è il grido che dalla piazza arrivava dalle associazioni delle famiglie arcobaleno, di Democrazia Atea, dell’Unione atei e agnostici razionalisti (Uaar) e dei cattolici gay. Tra la gente risuonavano ancora le parole del Papa che, il giorno prima, ha chiarito la posizione della Chiesa su questo tema: “non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”. La Chiesa è, ovviamente, contraria alla legge, soprattutto nella parte relativa alle adozioni, e sostiene che, piuttosto delle unioni civili, sarebbero più urgenti interventi a sostegno della famiglia.

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