Pedalare sull’acqua: il Sud ha 91 mln da spendere

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Camminare sull’acqua. Anzi meglio, pedalare! Un’opera proiettata al futuro ma che recupera e valorizza il passato: la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, infrastruttura dal grande appeal turistico – da Caposele a Santa Maria di Leuca – dal 19 dicembre scorso è priorità nazionale, presente nella Legge di Stabilità 2016 nel provvedimento espressamente rivolto ai percorsi ciclabili e alle ciclovie, finanziato con specifiche risorse nazionali. Non solo Grab, Ciclovia del Sole, e VenTo, dunque. Anche quella dell’Acquedotto Pugliese è tra le 4 ciclovie turistiche prioritarie per l’Italia e dovrà accedere al riparto delle risorse messe a disposizione dello Stato (ben 91 milioni di Euro in tre anni). Con i suoi 500 chilometri di percorso che attraversa tre regioni del Sud – Puglia-Basilicata-Campania – lungo il tracciato dell’Acquedotto pugliese, il progetto della Ciclovia coniuga bellezza paesaggistica, mobilità lenta, turismo sostenibile, recupero e valorizzazione di un’infrastruttura già esistente che testimonia quanto sia ricco e attrattivo il patrimonio di archeologia industriale in Puglia e in altre regioni meridionali. Un “itinerario narrativo” unico nel suo genere che unisce e collega alcuni dei luoghi più affascinanti e ancora poco valorizzati dello Stivale: Alta Irpina, Vulture Melfese, Alta Murgia, Valle d’Itria, Arneo ed entroterra del Salento. Tantissime le tracce da seguire e di cui fare esperienza, e che oggi possono essere riconosciute e individuate come altrettanti esempi di archeologia industriale e di paesaggio: gli impianti di captazione presso le sorgenti, i tantissimi ponti canale, opere che oltre alle tante gallerie servirono a superare tratti vallivi e corsi d’acqua per far viaggiare la condotta “a pelo libero”, in leggera pendenza costante per sfruttare la gravità e, già allora, consumare meno energia possibile, gli impianti di sollevamento, gli edifici storici di acquedotto, gli impianti di potabilizzazione, i serbatoi pensili, le case cantoniere e le centrali idroelettriche (tra cui la centrale Battaglia che sfrutta l’ultimo salto dell’acqua a Villa Castelli). La Ciclovia dell’Acquedotto è entrata nella Legge di Stabilità e ora tocca alla Regione Puglia fare la sua parte per realizzare il progetto. Per trasformare il sogno in realtà. Lo sottolinea il Coordinamento dal Basso per la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese che – all’indomani dell’inserimento dell’opera nella Legge di Stabilità come “priorità nazionale” al pari di altre tre ciclovie turistiche (Venezia-Torino, Verona-Firenze e Grab di Roma) – ha espresso la sua soddisfazione e incalza la Regione, affinché non si perda tempo per mettere a punto il progetto da presentare subito al governo per l’utilizzo delle risorse nazionali. Un obiettivo raggiunto grazie a un proficuo lavoro di squadra in cui diverse realtà hanno “pedalato” compatte nella stessa direzione, come spiega il Coordinamento dal Basso per la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese. “Questo risultato premia il lavoro e l’entusiasmo delle oltre 70 tra associazioni e imprese che fanno parte del Coordinamento, costituito nel marzo scorso e che in pochi mesi, grazie anche all’impegno del portale Bikeitalia.it, è riuscito a portare all’attenzione delle istituzioni e della società civile un’infrastruttura di mobilità sostenibile che può trasformarsi in un volano per l’economia turistica della Puglia e del Mezzogiorno”. Ora tocca alla Regione Puglia e alla sua azienda Acquedotto Pugliese Spa trasformare questo straordinario risultato in un progetto unitario e intelligente, chiamando a un tavolo di lavoro le altre due Regioni interessate (Campania e Basilicata) senza naturalmente dimenticare il Coordinamento dal Basso, già presente in tutti i territori. È importante che la Ciclovia dell’Acquedotto sia una grande esperienza di valorizzazione condivisa, coinvolgendo nella realizzazione tutti coloro che hanno contribuito a disegnare questo sogno e facendo in modo che l’appeal turistico della ciclovia sia fondato sulla commistione di archeologia industriale, paesaggio, beni culturali e significato ultimo del percorso stesso: l’acqua come fonte di vita e di sviluppo.

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