Giannola (Svimez): Renzi ha dimenticato il Sud

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Adriano Giannola

Per il Sud è lui, senza ombra di dubbio, un punto di riferimento importante. Quel che dice o scrive sul Mezzogiorno è, ancor oggi, una sorta di “bibbia”. Basti pensare alle polemiche scoppiate in estate sulle anticipazioni fornite sugli ultimi dati sul Meridione, che paragonavano il Meridione stesso alla Grecia, se non peggio. Adriano Giannola, docente all’Università di Napoli “Federico II”  e presidente della Svimez è, dunque, un ottimo interlocutore per parlare di passato, presente e futuro del Sud. E il suo intervento al ciclo di conferenze “I protagonisti della politica meridionalistica”, organizzato dal Centro “Guido Dorso”, è un ottimo motivo per ragionare di Mezzogiorno. Sul Sud e sulle politiche per esso del Governo Renzi, Giannola è molto chiaro: “Non mi sembra – dice – che attualmente ci sia da parte dell’esecutivo una politica orientata alla crescita ed allo sviluppo del Mezzogiorno. Anche il tanto sbandierato masterplan altro non è che un progetto di accelerazione della spesa, una rivisitazione di progetti vecchi che, speriamo, adesso verranno attuati. Ma non c’è nessuna strategia di crescita, nessuna politica industriale di lungo respiro”.

Cosa occorrerebbe fare, invece, Presidente?

E’ fondamentale individuare un obiettivo ma non solo per il Sud nello specifico. Occorre una strategia per tutto il Paese ed è questa che manca. Mancando una strategia nazionale, è ovvio non ci sia il Mezzogiorno. Credo che sia eroico dirlo, ma la migliore strategia per il Paese sarebbe quella di puntare sul Meridione.

In questo contesto, come si inserisce il discorso dei fondi europei?

Rischia di diventare un problema serio se, anche in questo caso, non si hanno le idee chiare, gli obiettivi ben precisi. Non bisogna più ragionare in una logica di interventi spezzettati da un comune all’altro, ma è necessario guardare ad una realtà di area, una realtà di area vasta. In questo contesto, vanno poi trovati gli obiettivi da perseguire ed è necessario governarli nel modo più efficace. Non si deve ripetere quel che è pure successo. Pur di salvare i fondi, per non restituirli, li si è spesi in tutti i modi possibili. Ecco, questo è il contrario di quello che andrebbe invece fatto.

C’è anche un’altra problematica abbastanza annosa, quella delle aree interne del Mezzogiorno. Come affrontarla?

Bisogna innanzitutto rompere l’isolamento con il resto del Paese. Cruciale, in questo senso, la Napoli-Bari. Certo, ci si sta mettendo davvero troppo tempo, basti pensare che l’autostrada Milano-Napoli è stata fatta in soli sei anni. Ma erano altri tempi. E’ poi necessario salvaguardare le attività produttive, puntando sulle peculiarità di ogni singolo territorio, in particolare sull’agroalimentare. E bisogna poi recuperare le industrie che ci sono, come ad esempio la ex Irisbus. Cruciale anche la questione dei porti, come Taranto, Napoli e Gioia Tauro, sui quali il Governo dovrebbe investire. Non è solo un problema delle singole Regioni, ma del Paese nel suo insieme.

Cosa ne pensa delle petrolio?

Si deve lavorare su altre fonti di energia, assurdo che non ci sia nessun impianto geotermico al Meridione, assurdo che non si punti su fonti di energia alternativa.

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