Cancro alla mammelle e Alessitimia, freno o incentivo alla prevenzione

L’incremento di incidenza e prevalenza di cancro della mammella, associati alla riduzione della mortalità per tale patologia, determinano un incremento del periodo di sopravvivenza della donna malata o in intervallo libero da malattia con effetti sulla personalità e temperamento [1]
Le pazienti affette modificano alcuni fattori del loro stile di vita (attività fisica, dieta, fumo, consumo di alcool) [2] con conseguenze sulla qualità della loro vita, soprattutto in ragione del timore di ripresa di malattia o di possibili patologie sincrone o metacrone [3] .
In letteratura, diversi studi hanno dimostrato una più alta prevalenza di alessitimia nelle pazienti con cancro della mammella, con impatto negativo sul loro benessere psicofisico e sociale ovvero sul concetto globale di qualità della vita [4].
ll costrutto multidimensionale dell’alessitimia trova le sue origini nelle osservazioni cliniche effettuate inizialmente su popolazioni psichiatriche. Fu Sifnoes a studiare per primo in maniera sistematica questa particolare costellazione di caratteristiche psicologiche e coniare nel 1973 il termine di “alessitimia” per indicare “un disturbo specifico nelle funzioni affettive e simboliche”, spesso presente nei pazienti che tendono alla somatizzazione del proprio vissuto. Questo termine deriva dal greco “a”, per mancanza,“lexis”, per parola e “thymos”, per emozione. Letteralmente significa mancanza di parole nel descrivere le emozioni, ad indicare una sorta di “analfabetismo emozionale” [5].
La maggior parte degli autori la identifica con uno stato reattivo alle situazioni particolarmente critiche dell’esistenza quali gravi traumi e patologie soprattutto tumorali. E’ quindi un fenomeno secondario a finalità adattative, di entità e durata variabili a seconda dell’evento a cui è correlato.
Il più recente orientamento assistenziale è quello di valutare l’efficacia di un trattamento secondo un criterio qualitativo, ponendo maggiore attenzione alla qualità della vita come parte integrante del progetto di cura. Tale aspetto risulta essenziale nella gestione della paziente affetta da tumore della mammella, generalmente più vulnerabile alla patologia e ai trattamenti antineoplastici [6].
E’ necessario, inoltre, tenere presente che parlare di correlazione tra alessitimia e cancro della mammella comporta molto di più che la sola rilevazione dell’esistenza di un nesso causale. Solo studi prospettici condotti in multidisciplinarietà possono approfondire il tipo di relazione realmente esistente, ove questa si riveli presente, e distinguere tra alessitimia primaria (i tratti caratteristici sono precedenti o concomitanti alla patologia neoplastica) e alessitimia secondaria (le caratteristiche alessitimiche compaiono a seguito dell’insorgenza della patologia, in una certa fase). Pertanto, nel caso specifico sarebbe auspicabile accertare se l’insorgenza dei tratti alessitimici precede l’insorgenza del tumore al seno o rappresenta potenzialmente un’espressione di aggravamento dell’alessitimia stessa (tratto di stato) a seguito di eventi stressanti e traumatici legati alla malattia quali la diagnosi, l’intervento chirurgico e la chemioterapia [7].
Per ciò che concerne il cancro al seno vari studi hanno mostrato l’emergere, ora più netto ora più sfumato, di alcune caratteristiche di personalità ricorrenti, che hanno portato all’elaborazione di un modello di personalità definito di “Tipo C” o “Cancer-prone personality”, una tendenza comportamentale caratterizzata da un insieme specifico di atteggiamenti (accondiscendenza, conformismo, passività, scarsa assertività), tratti emozionali (tendenza a reprimere le emozioni: in particolare, rabbia e aggressività) e “locus of control” esterno. La continua repressione dei propri sentimenti si tradurrebbe, in queste donne, in un’iperattivazione ripetuta del sistema neurovegetativo che, a lungo termine, porterebbe alla compromissione dell’efficienza della risposta immunitaria con un concomitante declino dello status di malattia [8].
Nel complesso, importanti intrecci tra disagio fisico e impairment psichico stanno emergendo e continuano ad emergere dalle ricerche sulle pazienti oncologiche. Alla luce di questo risulta sempre più evidente l’influenza reciproca tra mente e corpo, che può avere effetti sulla stessa evoluzione della patologia neoplastica, rendendo ancora più artificiosa la dicotomia mente-corpo che ispira le procedure terapeutiche di varia natura.
È stato dimostrato inoltre che sintomi depressivi associati alla diagnosi di cancro della mammella determinano nelle pazienti una minore compliance nella prevenzione di altre patologie oncologiche, costituendo così un ostacolo a procedure di screening per cancro ovarico, alla cervice o al colon [9]
Al contrario, nella nostra esperienza, abbiamo riscontrato un incremento dei controlli di prevenzione senologica in familiari di pazienti affetti da cancro della mammella; su una popolazione di 719 pazienti analizzati a partire dal primo settembre al 30 novembre 2015 (718 F, 1 M; età media 45.6 anni), 539 (75%) giungevano alla nostra osservazione per controlli periodici per età o follow-up post interventi chirurgici; 180 pazienti giungevano come primo controllo (età media 56.8 aa) per esperienze di familiari prossimi di primo grado (mamma, sorella), di secondo (nonna), di terzo (zia) o di quarto (cugina), pur essendo in età di prevenzione.
In conclusione, la definizione di un modello di “Cancer-prone personality” può determinare effetti diversi sulla persona interessata e sui suoi familiari con la determinazione di maggiore o minore aderenza a protocolli di screening o più in generale di prevenzione [10].
Pur essendo stati descritti in letteratura le possibili cause di scarsa adesione a questi programmi in particolare in pazienti di estrazione socio-culturale bassa, l’intervento del medico di famiglia e la consapevolezza di strutture con unità multidisciplinari (radiologo, chirurgo, oncologo, radioterapista, psichiatra), possono rappresentare una valida rassicurazione e un incentivo alla presentazione a controlli periodici per la patologia neoplastica più frequente [11].

REFERENCES
1. Di Grezia G, Iannaccone T, Grassi R, Serra N, Fabrazzo M, Prisco V, Gatta G Personality disorders and temperamental trauts in patients with breast disease: preliminary results – in press.
2. Naruto Taira, Ichiro Akiyama, Setsuko Ishihara, Youichi Ishibe, Kensuke Kawasaki, Makoto Saito, Tadahiko Shien, Tsunehisa Nomura, Fumikata Hara, Taeko Mizoo, Yuri Mizota, Seiichiro Yamamoto, Shozo Ohsumi, and Hiroyoshi Doihara Impact of modifiable lifestyle factors on outcomes after breast cancer diagnosis: the Setouchi Breast Cancer Cohort Study Japanese Journal of Clinical Oncology, 2015, 45(6) 600–602
3. Lee J, Park S, Kim S, Kim J, Ryu J, Park HS, Kim SI, Park BW Characteristics and Survival of Breast Cancer Patients with Multiple Synchronous or Metachronous Primary Cancers. Yonsei Med J. 2015 Sep;56(5):1213-20.
4. De Vries AM, Forni V, Voellinger R, Stiefel F. Alexithymia in cancer patients: review of the literature. Psychother Psychosom. 2012;81(2):79-86.
5. Eskelinen M, Ollonen P. Sifneos alexithymia questionnaire in assessment of general alexithymia in patients with breast disease and breast cancer: a prospective case-control study in Finland. Anticancer Res. 2011 Sep;31(9):3101-6.
6. C. Mocerino, M. Taddeo, A. Neofotistou, T. Iannaccone, P. Gritti and A. Gambardella Alexithymia and quality of life in elderly breast cancer patients G Gerontol 2012;60:14-19.
7. Baudic S, Jayr C, Albi-Feldzer A, Fermanian J, Masselin-Dubois A, Bouhassira D, Attal N. Effect of Alexithymia and Emotional Repression on Postsurgical Pain in Women With Breast Cancer: A Prospective Longitudinal 12-Month Study. J Pain. 2016 Jan;17(1):90-100.
8. Eskelinen M, Ollonen P. Assessment of ‘cancer-prone personality’ characteristics in healthy study subjects and in patients with breast disease and breast cancer using the commitment questionnaire: a prospective case-control study in Finland.Anticancer Res. 2011 Nov;31(11):4013-7.
9. Holden AE, Ramirez AG, Gallion K. Depressive symptoms in Latina breast cancer survivors: a barrier to cancer screening. Health Psychol. 2014 Mar;33(3):242-8
10. Blatný M, Adam Z. Type C personality (cancer personality): current view and implications for future research. Vnitr Lek. 2008 Jun;54(6):638-45.
11. Guessous I, Dash C, Lapin P, Doroshenk M, Smith RA, Klabunde CN; National Colorectal Cancer Roundtable Screening Among the 65 Plus Task Group. Colorectal cancer screening barriers and facilitators in older persons. Prev Med. 2010 Jan-Feb;50(1-2):3-10.

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