PA, per 1.800 esuberi nelle Province trovati 2.500 posti

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C’è posto per tutti gli esuberi delle Province, anzi: sono più gli uffici che rivendicano carenza di personale che i cosiddetti ‘soprannumerari’ derivanti dalla riforma Delrio. Se lo svuotamento delle Province, trasformate in enti di area vasta, ha portato a certificare 1.800 eccedenze, il blocco del turnover ha fatto sì che nella Pubblica Amministrazione si creassero circa 2.500 posizioni vacanti, ovvero in cerca di lavoratori. Le cifre arrivano dal ministero della P.A a cui è stata affidata l’operazione mobilità, gestita, oltre che con provvedimenti vari, attraverso un portale web. “I primi dati che emergono dall’incrocio tra domanda e offerta di mobilità sono molto incoraggianti. L’offerta da parte delle amministrazioni ha superato di gran lunga il numero dei lavoratori inclusi negli elenchi di mobilità”, sottolinea il ministro della P.A, Marianna Madia, che fin dall’inizio ha assicurato il salvataggio di tutti i dipendenti, promettendo che nessuno sarebbe stato lasciato senza occupazione nonostante la legge prevedesse un dimezzamento del personale. Il passaggio più delicato è stato infatti rappresentato dall’attribuzione alle Regioni di funzioni e dipendenti prima delle Province. Anche se con fatica, sono servite misure severe, il trasferimento è avvenuto. Quindi dei 15 mila dipendenti interessati dalla mobilità, gran parte sono andati a lavorare per la Regione e un’altra fetta è stata pre-pensionata. Si tratta fin qui di dati “provvisori” e sicuramente al ‘bottino’ bisognerà aggiungere le disponibilità del ministero della Giustizia, da sempre indicato come uno dei principali sbocchi. Le cancellerie e i tribunali soffrono infatti di una carenza cronica di personale. Quindi la cifra dei 2.500 posti liberi potrebbe quasi raddoppiare (quasi 2mila arriverebbero solo dall’amministrazione giudiziaria). D’altra parte ci sono da ricollocare anche i duemila esuberi della Croce Rossa. “La più grande operazione di mobilità della storia italiana si avvia a conclusione e testimonia come i tempi siano maturi per entrare definitivamente nella logica dell’amministrazione unica della Repubblica”, spiega Madia. Il lavoro però non è finito, e il ministero è impegnato per “far coincidere domanda e offerta delle professionalità, soprattutto a livello territoriale”. Una volta garantito il posto la preoccupazione si concentra sui trasferimenti. E tra i sindacati i timori non mancano: “bisognerà capire se la distribuzione dell’offerta a livello territoriale corrisponde alla domanda”, sottolinea il segretario nazionale Fp Cgil, Federico Bozzanca. “Di fatto i lavoratori potrebbero essere costretti, per non perdere il posto, a trasferirsi in un ufficio ben oltre i 50 km di distanza”. Inoltre per il responsabile Settori Pubblici Cgil, Michele Gentile, “anche se la cifra dei posti liberi dovesse raddoppiare ci sarebbe comunque una disponibilità bassissima, vista la platea di oltre 2,3 milioni di dipendenti. In realtà i vuoti sarebbero di più ma ci sono i paletti del turnover. Ecco che o si cambiano le regole o addio a ricambio generazionale”.

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