Università? L’Italia non sarà un Paese di avvocati

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Rapporto Sole 24 Ore

Il Sole 24 Ore oggi scrive: “Nel futuro dei giovani italiani ci sono più laboratori informatici e meno studi da avvocati e commercialisti, più passione per la fisica e le lingue straniere, e meno carriere da medico (effetto del numero chiuso) e architetto. Nel loro presente universitario, poi, c’è più Centro-Nord, e molto meno Mezzogiorno”. In flessione anche le iscrizioni a economia, architettura, ingegneria civile e ambientale. Una fotografia sull’università italiana “che oggi prova a rilanciare in tutti gli atenei la propria «primavera» e sta cambiando in profondità, non solo per le politiche degli ultimi governi, che secondo il consuntivo stilato dalla Conferenza dei rettori hanno fatto perdere al sistema 10mila posti da docente e ricercatore (13%, contro il 5% medio della Pa) e hanno depresso finanziamento ordinario e investimenti in ricerca. A modificare l’accademia del nostro Paese sono gli studenti, che nelle decisioni sul proprio futuro sembrano abbandonare alcune mode degli anni Duemila per orientare di più le proprie scelte sulla base delle chance occupazionali e su un livello di servizi sempre più differenziato nel territorio. Per individuare con buona precisione queste dinamiche basta guardare i numeri delle immatricolazioni, diffusi nei giorni scorsi dal ministero dell’Università: le dimensioni complessive dell’università non cambiano più di tanto, con un totale di nuovi ingressi che segna un -3% fra 2011/2012 e 2015/2016 grazie a un piccolo colpo di reni (+2%) registrato nell’ultimo anno; rispetto ai loro fratelli maggiori, però, gli studenti che hanno cominciato quest’anno la vita accademica disegnano una classifica delle preferenze quasi stravolta in pochi anni. Tra i big dell’università, a colpire è prima di tutto il crollo di giurisprudenza: alla laurea magistrale a ciclo unico, cioè la più vicina a quella “classica” frequentata da schiere di studenti del vecchio ordinamento, quest’anno sono entrate 17.625 persone, cioè il 35,4% in meno rispetto a quattro anni prima, mentre il numero dei corsie addirittura salito (di poco)”.

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