Babywaring, i bimbi tornano in fasce per le mamme 2.0

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Mani libere e bimbo addosso. Alle mamme 2.0 piacciono sempre di più le fasce per portare i bambini. Non solo perché sono comode e consentono di muoversi senza le difficoltà e il peso di passeggini e porta enfant ma sopratutto perché il contatto col bebè, nei mesi successivi alla gravidanza, fa bene sia al neonato sia alla madre. “Questo contatto – spiega Ilaria Cinefra, presidente della scuola di formazione Babywaring Italia che con consulenti specializzate opera in tutto lo Stivale – è una forma di accudimento che dà una continuità rispetto alla gravidanza. Dai 9 mesi di endogestazione si passa a 9 mesi di esogestazione in cui il bambino matura. Un periodo – sottolinea l’esperta – in cui i neonati hanno solo bisogno di mangiare e stare a contatto con la madre. Tenendolo addosso è provato che il bambino è più tranquillo, piange meno”. Non solo. “Il contatto continuo fa sì che la madre produca più ossitocina (l’ormone del legame), più prolattina e quindi più latte, facilitando così anche l’alimentazione naturale”. Portare addosso i bambini è una pratica antica molto comune in Africa, in India e in Asia. “Noi occidentali ci siamo arrivati un po’ dopo – dice Cinefra – . La maggior parte di noi sono figli di uno stile di maternage a basso contatto perché per le nostre mamme lavoratrici, femministe, la carrozzina, il porta enfant, il biberon erano visti come elementi che potevano emancipare le donne. Ma oggi la tendenza si è invertita tornando a comprendere l’importanza dell’allattamento al seno così come di altre pratiche antiche di accudimento come, appunto, il semplice contatto fisico”. Ma se il babywearing piace tanto non è solo per questo. La verità è che portare i bimbi in fascia è anche estremamente pratico “una mano santa per chi ha già un figlio – dice Cinefra – e riesce meglio a fare tutto. Io l’ho sperimentato in prima persona”. Per il babywearing il supporto maggiormente usato è la fascia lunga, un telo di stoffa a trama diagonale che rende il tessuto molto resistente e morbido. “E’ il più versatile che esista – spiegano le esperte di babywearing – e può essere usato dagli ultimi periodi della gravidanza per sostenere il pancione, fino a quando si vuole continuare a tenere il bimbo in spalla. Rispetta la fisiologia e la fisionomia del bambino perché non essendo preformato si modella su di lui”. Con la fascia cambiano, a seconda dell’età del bebè, i modi di portarlo. “Da piccolissimo si porta davanti con un contatto pancia a pancia in cui – spiega Cinefra – il bimbo mantiene il contatto visivo con la mamma. Poi si prosegue sul fianco intorno ai 3-4 mesi o comunque quando il bambino sostiene il collo e comincia a essere curioso: inizia a vedere il mondo ma si può riparare quando vuole. Quando poi inizia a stare seduto, orientativamente intorno ai 6 mesi, si passa a portarlo dietro alla schiena. Un percorso fatto con gradualità perché il bambino abbia la conoscenza dello spazio”.
Quando si decide di acquistare una fascia (il mercato maggiore è online), all’interno della confezione si trovano le istruzioni per le legature. Ma spesso non è facile imparare subito senza qualcuno che ti assista e ti rassicuri almeno all’inizio. Per questo sono nate le consulenti di babywearing, nuove figure professionali che si recano a casa della mamma e mostrano come utilizzare il supporto prescelto. O aiutano a scegliere il supporto più adeguato. Per farsi un’idea di che fascia scegliere esistono anche le fascioteche dove una serie di tessuti vengono messi a disposizione dei genitori per provarli e orientarsi prima dell’acquisto. Le fascioteche proprio come le biblioteche offrono anche un servizio di noleggio. “Quando indossiamo la fascia ci sono dei piccoli accorgimenti da seguire – spiega la presidente di Babywearing Italia – come l’altezza alla quale posizionare il bambino: il sedere del deve stare al di sopra dell’ombelico del portatore in modo tale che il baricentro della mamma sia sempre in equilibrio e non si sforzi la schiena”. “Importantissimo – prosegue l’esperta – è che il tessuto che passa sotto il sedere del piccolo vada da piega del ginocchio a piega del ginocchio (la cosiddetta posizione a M) in modo tale che le ginocchia del bambino stiano più alte rispetto al bacino come nella posizione fetale. Importante è anche l’aderenza della fascia che non deve essere lenta. Da evitare la posizione a culla che può essere pericolosa per il neonato”.

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