LIVE / Renzi e la partita di Bagnoli: il “clima” a Napoli

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Non troverà tappeti rossi ma fronti diversi, anche distanti, pronti a dimostrare al capo del Governo che la partita sulla bonifica e sul rilancio di Bagnoli non si risolve a colpi di decreti legge. Matteo Renzi tra poche ore sarà a Napoli, in una città attraversata da cortei e manifestazioni. E con un sindaco, che al di là dello scontro elettorale, ormai ha ingaggiato una battaglia col governo e più di tutto col suo leader. “Meglio tenersi lontani dalla cabina di regia – dice de Magistris che non giustifica certo la sua mancata partecipazione all’incontro in prefettura con l’agenda fitta del sindaco di Napoli – è un luogo pericoloso”. Parla di resistenza, pacifica ma pur sempre resistenza, de Magistris evocando con il termine un’immagine che ama spesso ricordare: la resistenza napoletana della seconda guerra mondiale e la cacciata dei tedeschi a colpi di pentole, materassi, olio bollente e tante masserizie scagliate sui tedeschi. Renzi non avrà l’aspetto e l’accento di un crucco, ma l’aver nominato un commissario rimanda certo a un’immagine poliziesca. E un sindaco eretto a mo’ di muro non è il solo ostacolo, o meglio scoglio, traslando Bagnoli in una metafora. Ci sono anche le associazioni e i comitati e c’è  il Movimento 5 Stelle che non fa sconti al premier e neppure al sindaco. Roberto Fico definisce lo scontro Renzi-de Magistris un “teatrino”, accusando il sindaco di aver partecipato comunque alla prima riunione della cabina di regia. Un passo che vale comunque il riconoscimento dell’organismo di impronta governativa. C’è poi un “a margine” di non poco conto e mica poi tanto slegato dalla partita di Bagnoli. Le amministrative di Napoli richiedono  il bollo del segretario nazionale, non tanto per il battesimo della candidata Valeria Valente, quando per una pietra tombale sulle primarie di un mese fa. E il nodo si scioglie solo riportando all’ovile Antonio Bassolino. L’ex presidente della Regione, perdendo per una manciata di voti, non ha mai riconosciuto il risultato e non ha mai taciuto il disappunto per non aver ricevuto una telefonata dalle stanze romane. Sarà l’occasione? Di certo a Renzi l’eloquio da profeta non manca, il problema sarà riconoscere Bassolino come una montagna.

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