Imprenditori, per 8 su 10 è difficile fare impresa in Italia

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In Italia l’imprenditorialità si sta impoverendo, specie nelle nuove generazioni. Il motivo? Quella «manina anti-impresa», che va fermata, scrive “Il Sole 24 Ore”. L’Italia è al 45° posto per facilità di fare impresa. E la situazione è peggiorata: per il 78% degli imprenditori è sempre più difficile. “Per riprendere a crescere il Paese ha davanti questa sfida: combattere il sentimento anti-impresa. E per farlo servono azioni della politica, delle associazioni e degli imprenditori stessi, i protagonisti dell’economia reale, motori dello sviluppo. Un’analisi del loro ruolo della società, come sta cambiando il rapporto imprenditori-imprese, la loro immagine nell’opinione pubblica, quale cultura di impresa è opportuno che si affermi, imprenditori si nasce o si diventa: domande che trovano risposte nelle oltre 500 pagine della ricerca del Centro studi di Confindustria, dal titolo “Imprenditori” “. L’Italia, ha sintetizzato il direttore del Centro studi, Luca Paolazzi, si conferma un Paese di imprenditori. E vero che sono solo il 2,2% della popolazione italiana (04% quelli manifatturieri), ma la quota dei lavoratori indipendenti sul totale degli occupati è del 24,9%, quota più che doppia rispetto a quelle di Germania e Francia. I datori di lavoro sono molti di più che nella Ue. Lo stesso vale per l’industria manifatturiera: più lavoratori indipendenti e più datori di lavoro rispetto non solo alla media Ue ma anche alla Germania, primo Paese manifatturiero europeo (noi siamo il secondo). È ricca di tabelle la ricerca del Csc, a cura di Paolazzi, Mauro Sylos Labini e Fabrizio Trau, con una prefazione di Carlo Pesenti, vice presidente Confindustria per il Centro studi. Ed emerge, numeri alla mano, che la tendenza all’imprenditorialità è in calo, il tasso di natalità è sceso dal 12,5% del 2006 all’8,1% del 2014. Le ragioni sono molte, otto imprese su dieci ritengono più complicato fare impresa. Gli ostacoli all’attività sono le tasse, 54,3% degli intervistati, l’eccesso di burocrazia,45,7%, la difficoltà di accesso al credito, 37,7. Servono azioni della politica: istruzione e formazione, accesso alla finanza, servizi reali che posso aumentare la sopravvivenza delle imprese, visto che solo il 40-50% supera il settimo anno di vita. E poi abbassare le barriere all’imprenditorialità femminile e all’immigrazione qualificata. Poi ci sono le azioni delle associazioni, che si stanno impegnando nella narrazione di storie di successo, nella formazione, nei contratti di rete, che hanno avuto un boom coinvolgendo 13.518 imprese.

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