Istat, 22 grandi città in deflazione, da Nord a Sud

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L’Istat conferma la deflazione a marzo, con l’indice dei prezzi al consumo che scende dello 0,2% su base annua. Un dato che segue il -0,3% di febbraio. La deflazione colpisce sempre più città, allargandosi a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud. Sono, infatti,  22 le grandi città con i prezzi in calo su base annua. Erano 20 a febbraio. Nella lista rientrano anche Roma (-0,5%), Firenze (-0,4%), Napoli (-0,1%) e Milano (-0,1%). I ribassi più forti si registrano per Bari e Potenza (-1,0% entrambe).Ma su base mensile la variazione risulta positiva, con un aumento dello 0,2%. Crollano i prezzi nelle campagne italiane, dal -28 % per il grano duro al – 29% delle fragole, dal -44% delle arance al -51% per cento dei pomodori in serra, rispetto all’anno scorso, ma la situazione è precipitata anche nelle stalle italiane con i compensi agli allevatori che non coprono più neanche i costi dell’alimentazione del bestiame. E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti in occasione della diffusione dei dati Istat sull’inflazione a marzo, sulla base delle rilevazioni Ismea nell’ultima settimana di marzo. Se sullo scaffale per i consumatori i prezzi sono solo in leggera flessione o praticamente stabili (-0,3%), nelle campagne la situazione è drammatica con il crollo delle quotazioni su livelli insostenibili. Anticipo dei calendari di maturazione, accavallamento dei raccolti, varietà tardive diventate precoci, con eccesso di offerta prima e crollo della disponibilità poi, sono solo alcuni degli effetti dell’andamento climatico anomalo sulle coltivazioni che subiscono anche la pressione delle distorsioni di filiera e dal flusso delle importazioni, determinate dagli accordi agevolati. E’ il caso delle condizioni favorevoli che sono state concesse al Marocco per pomodoro da mensa, arance, clementine, fragole, cetrioli, zucchine, aglio, olio di oliva, all’Egitto per fragole, uva da tavola, finocchi e carciofi.

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