Legnini (Csm): poco competitivi con legge fallimentare del ’42

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“La parola fallimento deve essere bollata, eliminata”. Il vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Giovanni Legnini, non ha nessun dubbio. Legnini “benedice” le nuove misure sui concordati e sulle esecuzioni che prevedono, tra altre cose, taglio dei tempi delle procedure e agevolazioni per l’afflusso di nuova finanza alle imprese in crisi. E sono proprio gli imprenditori ad avvertire buoni elementi di novità all’interno del decreto legge, che potrebbe essere approvato dal consiglio dei ministri già lunedì. “Il nostro compito – afferma Angelo Petitto, componente del consiglio direttivo di Confindustria e dell’Aprom, associazione per il progresso del Mezzogiorno – è di creare nuove aziende, non certo di chiuderle, perché vogliamo creare posti di lavoro. Sembra che la riforma vada proprio nella direzione di dare continuità alle imprese laddove ci siano i requisiti. Ripeto, non abbiamo nessun interesse a chiudere le nostre aziende”. “Anche noi vogliamo contribuire allo sviluppo dei nostri territori”, rilancia Francesco Tedesco, presidente dell’Ordine dei Commercialisti ed Esperti contabili di Avellino. “Pertanto invito tutti i miei colleghi a tenere ben presente le nuove norme, perché sono importanti e innovative”. Puntuale e dettagliato l’intervento del vicepresidente del Csm al convegno organizzato da Aprom, Consiglio nazionale forense, Ordine degli Avvocati e dei Commercialisti di Avellino. Legnini dice: “Il rapporto tra diritto ed economia è un tema antico ma molto importante. La crisi ha accentuato ogni forma di conflitto, dunque è opportuno rafforzare il dialogo tra esercizio giurisdizionale e imprese, le ragioni delle imprese, logicamente il tutto nel pieno rispetto della legge e delle norme. E’ importante sottolineare – prosegue – che se non funziona bene la giustizia, va in crisi l’intero sistema Paese. E’ quindi preferibile, anche in questo settore, un intervento organico del legislatore. Facciamo fatica a farci apprezzare e ad essere appetibili se abbiamo una legge fallimentare del 1942. E’ opportuno intervenire per salvaguardare il valore dell’impresa, la sua continuità ma anche per salvaguardare i creditori”. In campo, tra le altre, anche misure ulteriori per favorire l’accesso di nuova finanza all’impresa in concordato, dopo quelle introdotte la scorsa estate che utilizzavano la leva di un’estensione dell’area della prededucibilità. In questo caso, il faro è costituito dalla messa a disposizione di risorse sufficienti ad assicurare la continuità aziendale, lasciando alle banche la possibilità di applicare tassi di interesse maggiormente in linea con il livello di rischio. Potrebbe così essere reso possibile lo sfondamento dei limiti antiusura in una situazione di crisi non ancora profonda, con il controllo dell’autorità giudiziaria. In attesa di una riforma organica che dovrebbe condurre a un Testo unico dell’insolvenza, in grado di sostituire la Legge fallimentare del 1942, le ipotesi di lavoro affrontano altri nodi cruciali sempre in una funzione pro creditori.

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