Vozzella e i “conti sbagliati” di Confindustria

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Giacinto Maioli e Federica Vozzella

La calcolatrice non ha funzionato, e c’è da scommettere che è cominciata la caccia a un pallottoliere, rovistando persino nei negozi di articoli per bambini. Ché le palline belle, rotonde e colorate si possono anche contare per nome. Niente a che vedere con i numerini su un display elettronico che scompaiono alla pressione sul tasto della somma. Perché le calcolatrici elettroniche qualche brutto scherzo possono anche riservarlo, se le batterie sono un po’ scariche. Può essere solo questa la spiegazione per quei risicati 12 voti, che soltanto sabato scorsi sul display del direttore di Confindustria Avellino erano 22. Ma quando il presidente della Camera di Commercio di Avellino Costantino Capone, defenestrato da un ricorso al Tar presentato dalla Cna, ha pronunciato il nome di Federica Vozzella, la calcolatrice di Giacinto Maioli è impazzita.

Federica Vozzella
Federica Vozzella

Da 22 a 12, come gli apostoli, raccolti intorno al desco della mancata prima presidente camerale d’Italia. Il nome di Vozzella era circolato solo nelle indiscrezioni di stampa con due giorni d’anticipo. Indiscrezioni che qualcuno si è premurato di mettere in circolo e che nessuno si è affrettato a smentire. Due giorni e due notti, sufficienti perché gli iscarioti crescessero, si moltiplicassero e si sottraessero alle indicazioni di maggioranza. Difficile pensare però a una trasmigrazione verso il presidente della Cna di Avellino, che di fronte all’invincibile armata di Confindustria, ha raccolto appena 4 voti in meno. Sei schede bianche sono tante e assieme ai voti di Confindustria e al “maldestro” che ha annullato avrebbero determinato l’elezione di Vozzella al primo colpo, così come deciso in via Palatucci. Dire gatto, senza averlo nel sacco, e magari senza consultare chi di gatti se ne intende, nella migliore delle ipotesi porta male. Perché c’è anche la cattiva ipotesi: un accordo sul nome di Federica Vozzella non ci sarebbe mai stato, tanto valeva spendere una carta che non avrebbe creato squilibri e porte sbattute in Confindustria. Più che un gatto, un agnello. Si sa: dopo pasqua è festa ancora.

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