Corruzione nella sanità, da settembre la task force Anac

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Corruzione nella sanità
Cantone

Dalle Asl con più appalti, proroghe o più procedure negoziate alle liste d’attesa, dai sistemi di nomina dei manager e dei primari agli enti del Servizio sanitario nazionale con più criticità: nella sanità pubblica partono i controlli sull’applicazione del piano nazionale anticorruzione, adottato dal Ministero della Salute lo scorso novembre in accordo con l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac). Sarà una speciale task force mista – formata da ispettori di Anac, Ministero, Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari) e carabinieri del Nas – a svolgere le verifiche, sulla base delle segnalazioni di un Nucleo operativo di coordinamento (il Nuoc, con nove rappresentanti, tre ciascuno per Ministero, Anac e Agenas) che lavorerà a un programma di verifica speciale per il settore sanitario e per l’individuazione dei soggetti da sottoporre a ispezione. Il protocollo d’intesa che stabilisce i termini delle verifiche è stato firmato oggi al Ministero della Salute dal ministro Beatrice Lorenzin e dal presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone. I controlli partiranno nei prossimi mesi, probabilmente da settembre. “E’ un intervento estremamente importante e significativo, perché diamo attuazione anche alla parte di monitoraggio e controllo” del piano anticorruzione, ha spiegato Lorenzin, per la quale “l’idea di questa task force è andare a verificare puntualmente che ci sia un’attuazione effettiva del protocollo. Per noi questa non è una fase repressiva ma di prevenzione: dobbiamo far crescere un approccio culturale perché molto spesso dove si verificano anche degli elementi di inefficienza, o patologie che arrivano fino alla Corruzione, non c’è neanche la consapevolezza del fatto che non si stanno rispettando delle regole nazionali e si hanno comportamenti lesivi per le istituzioni che si rappresenta e per l’efficienza del servizio.

“Dobbiamo rendere sensibili i cittadini affinché queste siano buone pratiche che vengano normalmente messe in campo dagli operatori nelle aziende ospedaliere e con il piano nazionale anticorruzione – ha proseguito il ministro – dagli appalti alle liste d’attesa speriamo di dare una uniformità e una standardizzazione dei beni di controllo e prevenzione, in modo tale che ci sia sempre più un’assicurazione dei servizi erogati in modo giusto, nelle giuste quantità e una partecipazione degli operatori alla formazione di questo processo culturale”. Per Raffaele Cantone “sono varie e molteplici le situazioni di rischio” Corruzione in sanità: “C’è il superamento delle liste d’attesa, gli appalti, le nomine collegate alla gestione delle aziende e delle direzioni sanitarie. È evidente che la sanità ha una presenza forte dal punto di vista economico e grandi interessi che girano intorno dietro i quali ci possono essere attività illecite. È un settore anticiclico: anche in un periodo di crisi in sanità girano tanti soldi, per fortuna che arrivano”. Gli ispettori del Nuoc, ha chiarito il presidente dell’Anac, “riferiranno direttamente all’Anac che poi farà le verifiche sulle attività ispettive per capire se ci sono sanzioni da irrogare o interventi di altro tipo in base alle leggi anticorruzione e al codice degli appalti. Il Nuoc dovrà individuare dove andranno fatte le ispezioni, poi dovranno essere individuati degli ispettori che faranno parte di un albo, ma questo riguarda soprattutto gli ispettori messi in campo dal Ministero della Sanità e da Agenas, perché noi abbiamo un apparato ispettivo autonomo. Sugli ispettori chiediamo di mettere in campo competenze specialistiche e indipendenti. “Il piano anticorruzione in sanità per noi è un vero e proprio progetto pilota, ma anche quello restava di restare carta e adempimenti burocratici: è evidente quindi – ha continuato Cantone – che, non in una logica poliziesca, ma di dire che se facciamo le regole dobbiamo essere in grado di farle controllare, dobbiamo mettere in campo una serie di controlli, che deve essere intelligente, senza logiche di andare a fare operazioni terroristiche. Bisogna far capire dove i piani sono stati adottati in modo non corretto, cosa va cambiato, stimolando in una logica dell’intervento collaborativo i soggetti che vogliono operare. Non vogliamo sapere se le Asl o gli ospedali hanno attuato il piano, ma come sono state fatte le attuazioni, andando in loco con chi capisce se l’attuazione è formale o sostanziale. Oggi passiamo dalle chiacchiere ai fatti, ai controlli concreti. Qui ci giochiamo un po’ di nostra credibilità”.

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