Politica e territorio: contenuti ad impatto immediato per le prossime elezioni

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Modello Cina in Italia

Il tempo per le promesse della politica è definitivamente terminato. Da quando l’economia e la finanza sono divenuti argomenti discussi anche dagli elettori, in ragione soprattutto della crisi e del deficit pubblico, l’attenzione della popolazione verso la risoluzione di problematiche complesse territoriali è divenuta crescente. Se sino ai primi anni del nuovo secolo qualsiasi programma politica poteva avere un orizzonte temporale a medio e lungo termine, oggi i nodi da affrontare sono tutti a breve termine: occupazione, qualità del servizio pubblico, deficit e risanamento casse locali e statali, integrazione di “nuovi” soggetti economici.
Cambia dunque il modo di fare politica e di comunicare da parte del sistema partitico tradizionale e dei movimenti di ultima generazione: bloccata la spesa pubblica e dunque la possibilità di generare occupazione con commesse statali, ai candidati sono richieste soluzioni di new economy e possibilmente a costo zero. Il passo in realtà non è cosi difficile come potrebbe apparire da premessa. Le politiche occupazionali possono essere organizzate con ricaduta nel breve periodo a patto che tutti i player presenti sul territorio decidano di fare reale sinergia sul territorio. In termini pratici significa necessità di programmare sviluppo insieme: enti pubblici con realtà similari, privato con pubblico e privato con privato. Ogni progetto dovrebbe essere orientato allo sviluppo della comunità.
Prendiamo ad esempio l’economia del mare: quale programma di candidato alle prossime elezioni amministrative prevede occupazione attraverso l’utilizzo della più grande risorsa naturale disponibile? Quanta occupazione può ad esempio generare uno studio serio sull’energia che può creare tutto ciò che è nell’universo marino (onde, correnti, venti). Quanta occupazione può essere creata attorno alla tutela dell’ambiente marino. Quanta ancora può nascere dall’archeologia marina che non è solo cultura ma anche turismo e dunque linfa per tutto il territorio. Discorso similare può essere realizzato per le montagne: i margini di prospettiva occupazionale laddove si decidesse di dedicare attenzione all’intero circondario di una comunità sono notevoli. I benefici in tal caso non sono solo di tipo occupazionale ma hanno forti risvolti anche per ciò che concerne l’ambiente, il patrimonio culturale, l’identità di un territorio.
Dopo l’occupazione problema quotidiano di tutti i cittadini è il rapporto con i servizi pubblici. Nelle grandi città le municipalità non hanno le risorse economiche per interventi elementari. Lo stesso discorso può essere trasferito ai piccoli centri, dove proprio la manutenzione ordinaria sembra il problema preminente. Anche in questo caso una buona capacità di fare rete e la propensione all’innovazione sembrano fornire soluzioni concrete. Si parla tantissimo di FabLab e delle nuove stampanti 3D oltre che di tutta una serie di tecnologie innovative, sviluppate da comunità di creativi. Perché non immaginare di impiantare un FabLab per quartiere con finalità di intervenire con la tecnologia sui problemi più importanti di manutenzione pubblica? Perché non adottare soluzioni intelligenti anche per la pubblica amministrazione che prima ancora del privato dovrebbe essere “maestra” d’innovazione. Abbiamo le università, ci sono migliaia di giovani che non hanno altra necessità se non quella di mostrare le proprie qualità. Invece di costringerli ad andare via, proviamo a fare qualcosa affinché le loro qualità possano essere impiegate sul territorio e per il territorio.
Queste soluzioni sono semplici e per lo più low cost. Necessitano tuttavia di volontà di fare rete: la grande città con l’Università, la municipalità con il fablab, il piccolo centro con la città e cosi via. Stop ai grandi progetti infrastrutturali come soluzione occupazionale: quelli possono essere programmati a lungo termine e necessitano di investimenti corposi. E’ il territorio che deve occuparsi del territorio e con territorio intendiamo tutti, anche il privato. Abbiamo grandi associazioni datoriali nei nostri territori: quale è il contributo concreto e quotidiano fornito per la risoluzione del problema occupazionale? Quale è il contributo offerto al territorio? Ed allora possibile immaginare che ogni grande azienda “adotti” un numero x di start-up che devono crescere e dimensionarsi e non rimanere piccole a vita. Il rischio è di avere bellissime realtà incapaci di crescere. Come adottarle? Semplice: aprendo il proprio albo fornitori alle aziende del territorio ad alto coefficiente innovativo. Ciò significa creare le premesse per una competitività identitaria unica al mondo.
La politica deve risposte concrete agli elettori. Non è più possibile immaginare di promettere scenari di apocalittico cambiamento, tra l’altro mai realizzato, quando il vero sviluppo è nella collaborazione fattiva con tutti i principali attori territoriali. Devono essere gli elettori a premiare le scelti concrete e di immediata ricaduta. Le rivoluzioni si fanno nei seggi, in maniera silenziosa ma immediatamente stimabile il giorno dopo. Che anche la politica sia reale sviluppo.

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