Occupazione: lo sviluppo passa per un piano nazionale

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L’occupazione è oggi più che mai la chiave di volta per lo sviluppo. I dati delle organizzazioni sindacali parlano di oltre un milione e seicento mila posti di lavoro persi. In termini semplicistici ciò implica un numero enorme di famiglie in stato di difficoltà e potenziale indigenza.   E mentre il Governo sbandiera i dati sul job act la realtà quotidiana fatta di negozi chiusi, persone in part-time o disposte a lavorare per diversi turni a paghe irrisorie è ben chiara. Occorre dunque un piano nazionale per il lavoro che dimentichi la parola “flessibilità” e che sia in grado di sostituirla con “piena occupazione”.   E’ necessaria una strategia nazionale che consenta al pubblico ed al privato di creare occupazione tenendo anche conto delle caratteristiche del territorio di riferimento. Dove le percentuali di non occupazione sono maggiori appare necessario fare qualcosa in più.   Un primo strumento è una politica di sgravi reali per le nuove assunzioni: il famoso credito d’imposta è molto più che un numeretto da inserire in F24 a disposizione di chi fa impresa. Una politica di incentivi per i cervelli più che per le macchine. Un’idea potrebbe essere quella di incentivi crescenti . Ciò che il job act non dice infatti è che molte aziende hanno assunto lavoratori che avevano già contratti a termine , per poi licenziarli a brevissimo termine. La flessibilità che la politica ha venduto come chiave di approccio allo sviluppo è un errore clamoroso: si può essere flessibili in uscita quando c’è la stessa logica anche in entrata. Se un lavoratore esce da un’azienda e non trova realtà interessate ad integralo abbiamo una flessibilità monca della sua parte più importante. Anche il pubblico può fare la sua parte: si proponga ad esempio un disegno di legge che preveda nell’ambito di quanto già previsto con CONSIP di aprire l’albo fornitori comunale, provinciale e regionale alle aziende del territorio. Attenzione però: Cassa Depositi e Prestiti anticipi agli Enti le risorse necessarie per i pagamenti, evitando così fallimenti di massa per le diseconomie della P.A. Questa è politica: far si che la res pubblica sia produttiva sia in termini di rendimento che di ritorno investimento per il territorio. Altra opportunità è quella di incentivare il lavoro su settori in piena decadenza: il comparto manifatturiero ed artigiano è in piena crisi. Non c’è trasferimento di knowdlege e soprattutto non ci sono interventi legislativi seri. Non occorre certo andare a scomodare idee molto in voga all’estero per incentivare l’occupazione. La vera banca nazionale ossia Cassa Depositi e Prestiti intervenga fattivamente per “garantire” gli affidamenti delle piccole e medie imprese nei confronti del circuito bancario. Il meccanismo è semplice: si sottopone il piano di investimenti e la business idea alla CDP . Se quanto proposto è in linea con logiche reddituali e di occupazione (e non patrimoniali) la CDP può con i Confidi garantire l’impresa presso il circuito bancario. Ogni mese l’impresa sottopone lo stato avanzamento lavori alla Cassa Depositi e Prestiti (anche con un semplice procedimento informatico) ed ha rinnovate le garanzie. Chi prova a fare il furbo è giusto paghi. Ma chi decide di investire in attività d’impresa e dunque di creare occupazione non può vedersi sottrare la casa da uno Stato che non fa nulla per sostenere la libera iniziativa imprenditoriale, tra burocrazia e tassazione folle. Si scopre dunque che la Cassa Depositi e Prestiti vera e proprio partner di eccellenza per i grandi gruppi industriali può essere preziosa per l’occupazione, investendo e garantendo (anche con sistema assicurativi) su commesse pubbliche e private. Va benissimo sostenere realtà come Finmeccanica, Eni, Saipem e via dicendo. Sono vere e proprie fucine di occupazione. Al tempo stesso però occorre spingere sull’economia reale che soprattutto al Sud è fatto di piccole aziende con idee e produttività anche brillante , stritolate da questioni finanziarie e di tassazione. Altro che job act : ecco la chiave di sviluppo che abbiamo già in casa. Facciamo un altro ipotetico passo nel nostro “piano per l’occupazione” : apertura di una sede della CDP presso ogni Camera di Commercio. L’imprenditore deve essere in grado di confrontarsi con esperti di business tutti i giorni , senza filtro alcuno. Rendiamo fruibile al pubblico, al territorio , ciò che già abbiamo ma appare avvolto da una nebbia fitta quasi impenetrabile.

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