Lavoro, come sarà “corretto” il jobs act

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Gli imprenditori o i professionisti “sono tenuti, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione” a comunicare, tramite sms o email, i dati del lavoratore ‘assunto’ tramite voucher. È la modifica principale al Jobs act contenuta del dlgs correttivo messo a punto dal ministero del Lavoro e palazzo Chigi, atteso in uno dei prossimi Cdm. Il decreto, come detto, interviene sui dlgs attuativi del Jobs act, correggendone alcuni punti. Tra questi, appunto, una modifica sul lavoro accessorio prevedendone una tracciabilità. Questi – in base a una bozza presa in visione da Public Policy – i contenuti principali. NOVITÀ IN AGRICOLTURA Esclusa l’agricoltura dal limite imposto ai committenti imprenditori che possono avvalersi di prestazioni di lavoro accessorio per compensi non superiori a 2mila euro per ciascun committente. Rimane il limite complessivo di 7mila euro. L’esclusione dal limite di 2mila euro per singolo committente, trova spiegazione nel fatto che in agricoltura i voucher possono essere utilizzati sia per le attività lavorative occasionali effettuate da pensionati e giovani under 25 ancora studenti sia per le attività svolte a favore dei produttori agricoli che nell’anno solare precedente hanno realizzato o, in caso di inizio di attività, prevedono di realizzare un volume d’affari non superiore a 7mila euro. ARRIVA TRACCIABILITÀ VOUCHER Stop alla comunicazione dei voucher entro il mese successivo alla prestazione. Ecco la norma, annunciata da tempo, sulla tracciabilità dei buoni lavoro: i committenti imprenditori o professionisti sono tenuti, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione, a comunicare alla sede territoriale dell’Inps, mediante sms o posta elettronica, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione. Le modalità attuative saranno individuate con un decreto del ministero del Lavoro. In caso di violazione, scatta la sanzione da 400 a 2.400 euro in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione. CONTRATTI DI SOLIDARIETÀ: DA DIFENSIVI A ESPANSIVI Un altro intervento punta a consentire la trasformazione dei contratti di solidarietà da ‘difensivi’ a ‘espansivi’, per “favorire l’incremento degli organici e l’inserimento di nuove e più aggiornate competenze”, spiega la relazione illustrativa al provvedimento. In sostanza, sarà possibile trasformare i contratti di solidarietà in corso da almeno 12 mesi e quelli stipulati prima del 1° gennaio 2016 in contratti di solidarietà espansiva, a condizione che la riduzione complessiva dell’orario di lavoro non sia superiore a quella già concordata. Ai lavoratori – prevede ancora la norma – spetta un trattamento di integrazione salariale di importo pari al 50% della misura dell’integrazione salariale prevista prima della trasformazione del contratto e il datore di lavoro integra il trattamento almeno fino alla misura dell’integrazione originaria. L’integrazione non è imponibile ai fini previdenziali.

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