Effetto Jobs Act: costo del lavoro ai minimi

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Costo del lavoro ai minimi: gli effetti del Jobs Act sorridono alle imprese, meno ai lavoratori. Secondo Eurostat il costo del lavoro, in calo già da un anno, ha toccato a dicembre il minimo storico, dando all’Italia il record della maggiore competitività in Europa. I dati di Eurostat raccontano di un calo della retribuzione oraria in Italia – nel primo trimestre 2016 – dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2015. Il calo del salario orario in Italia è più contenuto nel settore pubblico (-0,1%) mentre nel settore privato si registra un -0,7%. Se si guarda ai singoli comparti privati, è l’industria che segna il calo maggiore sia per il costo del lavoro nel complesso (-2,6% a fronte del +1,9% nell’Ue a 28) sia per il salario per ora lavorata (-1,4% a fronte del +2% in Ue). Nelle costruzioni si registra un calo del 3,1% del costo del lavoro trainato da un -8% dei costi non salariali (-0,9% il salario orario). Nei servizi, il calo del salario orario si limita in Italia allo 0,2% (+1,5% l’Ue a 28) mentre il costo del lavoro complessivo segna un -1,6%.

In Europa c’è stato un aumento dell’1,7% tendenziale. Ad alleggerirsi sono soprattutto i “costi non salariali” (-3,9%), anche grazie agli sgravi contributivi. La voce include i contributi sociali versati dal datore di lavoro, più le tasse sul lavoro stesso al netto dei sussidi ricevuti. In Europa, dice ancora Eurostat, le differenza tra i diversi Paesi sono ancora molto elevate. Si va da un minimo di 4,10 ad un massimo di 41,30 euro. Il primato per il più basso costo è riservato a Bulgaria e Romania mentre dal lato opposto della classifica ci sono Danimarca e Belgio. Per l’anno 2015, la media del costo orario del lavoro è stata pari a 25 euro per l’Unione europea e a 29,50 euro per la Zona euro. Riguardo alle variazioni verificate tra il 2014 e il 2015, si sono registrati aumenti del 2% per l’Unione europea e dell’1,5% per la zona euro (espressi in euro).

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