Jobs Act: contratti a tempo indeterminato in aumento

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Jobs Act

La quota di contratti a tempo indeterminato non cessati alla data del 31 dicembre passa dal 72,8% del 2014 all’80,4% del 2015. In altre parole, la percentuale di coloro che hanno sottoscritto un contratto a tempo indeterminato nel 2015 e che non hanno cessato il rapporto di lavoro entro il 31 dicembre 2015 è superiore di 7,6% rispetto agli analoghi contratti del 2014. Il dato emerge dalla ricerca condotta, a un anno dall’entrata in vigore del Jobs Act e delle tutele crescenti, dall’osservatorio statistico dei consulenti del lavoro e presentata in occasione del Festival del lavoro in corso a Roma. In regime di tutele crescenti, per ogni 100 contratti stipulati circa 7 lavoratori in più conservano il posto di lavoro. La Fondazione Studi consulenti del lavoro presenta, così, il primo monitoraggio della riforma del mercato del lavoro (Jobs Act) introdotta con la legge delega n. 183/2014 e attuata nel 2015 con diversi provvedimenti normativi. Sono state verificate le variazioni percentuali dell’anno 2015 rispetto all’anno 2014 sulla base di specifiche variabili individuate dall’ufficio statistica e monitoraggio del mercato del lavoro gestito dalla Fondazione Studi.

A distanza di un anno dalla prima applicazione delle tutele crescenti, per ogni 100 contratti tempo indeterminato cessati, il 31,8% è terminato per licenziamento economico (29,2%) o disciplinare (2,6%). Nel 2014, per ogni 100 analoghi contratti cessati con l’applicazione dell’articolo 18, la quota dei licenziamenti era pari al 33,7%, dei quali 31,5% per licenziamento economico e 2,3 per licenziamento disciplinare. Il campo di osservazione, spiegano i consulenti, si limita ad analizzare i contratti a tempo indeterminato del settore privato. Nel 2015 sono stati attivati complessivamente 1.956.049 contratti a tempo indeterminato, ma nel periodo che va dal 7 marzo al 31 dicembre questi sono stati 1.581.369.

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