Ex Isochimica, 27 rinvii a giudizio / TUTTI I NOMI

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tribunale avellino

Ventisette indagati su 29 dovranno andare a giudizio per chiarire la loro posizione in merito all’ex Isochimica. Tra lor, anche il sindaco di Avellino, Paolo Foti, e l’ex primo cittadino, Giuseppe Galasso. L’inchiesta attuale è partita nel 2011 con un fascicolo aperto, a distanza di 23 anni dalla chiusura dell’opificio, dall’allora procuratore Angelo di Popolo che iscrisse nel registro degli indagati Elio Graziano e i suoi due collaboratori in fabbrica. Ma è solo nel 2013 che la Procura imprime la svolta tanto attesa: il capo dei pm Rosario Cantelmo, insieme ai magistrati Roberto Patscot ed Elia Taddeo sequestrano la fabbrica e danno vita ad un’inchiesta che oggi vede 29 persone a rischio processo. Un’indagine – come ricorda “Il Ciriaco” -corredata da decine di migliaia di pagine di documenti, fotografie, relazioni di consulenti, cartelle cliniche, analisi ambientali, tutto ricacciato dai cassetti ben chiusi della storia irpina ma non solo. Un processo dai grandi numeri: 29 indagati, oltre 250 parti civili. Quattro i funzionari dell’allora ente Ferrovie dello Stato, Aldo Serio, Giovanni Notarangelo, Mauro Finocchi e Silvano Caroti, individuati quali responsabili di disastro ambientale continuato a danni di un «numero indeterminato di soggetti» e accusati di aver cagionato morti e malattie a 237 lavoratori, oltre che messo in pericolo fino ad oggi l’incolumità della popolazione locale. L’allora sindaco Giuseppe Galasso e i suoi assessori Sergio Barile, Ivo Capone, Giancarlo Giordano, Luca Iandolo, Tony Iermano, Donato Pennetta, Raffaele Pericolo, Antonio Rotondi e Antonio Spina, con la delibera del 23 maggio 2005, avrebbero di fatto esautorato l’ente pubblico dall’obbligo di bonifica del sito, affidando le operazioni alla curatela fallimentare senza ricevere le dovute assicurazioni su tempi e la modalità di intervento. A Galasso e al responsabile del procedimento Giuseppe Blasi, contestata anche l’ordinanza sindacale del 29 marzo 2012 con cui ordinavano illecitamente alla curatela la ripresa dei lavori di bonifica e messa in sicurezza del sito. Tra gli indagati anche i responsabili delle società che avrebbero dovuto effettuare le operazioni di bonifica Biagio De Lisa amministratore delegato della Eurokomet srl e Giovanni D’Ambrosio amministratore unico della Geisa, Giovanni Rosti amministratore delegato di Team Ambiente, Francesco Barbieri amministratore unico della Pescatore srl (prosciolto), Francesco Di Filippo amministratore unico della Hge Ambiente srl, tutti accusati di aver omesso di mettere in sicurezza e bonificare il sito. Dovrà rispondere di omissione degli obblighi di messa in sicurezza e bonifica oltre che di controllo e verifica sull’operato della Eurokomet e della Geisa, l’avvocato Leonida Gabrieli nella sua qualità di curatore fallimentare dell’Isochimica. In aula anche i due dirigenti comunali Franco Tizzani, oggi in pensione (prosciolto), e Luigi Angelo Cicalese, per aver occultato, secondo gli inquirenti, all’ex commissario prefettizio Cinzia Guercio la documentazione concernente il procedimento amministrativo, impedendole così di adottare tempestivamente i provvedimenti necessari. Cicalese non dovrà però rispondere di omicidio colposo. Per l’Asl risponderanno il funzionario Michele De Piano accusato di aver dichiarato il falso durante una riunione del giugno 2010 in Comune convocata dall’assessore all’ambiente Gianluca Festa, attestando che non sussisteva più pericolo per la salute pubblica in quanto l’amianto friabile era stato rimosso, e Luigi Borea responsabile dell’Unità Operativa amianto, per aver omesso di effettuare il controllo sanitario sugli ex lavoratori e per non aver reperito la coorte completa degli operai presso l’Ispels per procedere allo screening previsto per legge per gli ex esposti all’amianto.L’accusa nei confronti di Paolo Foti è quella di omissione in atti di ufficio nella sua qualità di custode giudiziario del sito, sequestrato il 15 giugno di due anni fa.

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