L’Irpinia e gli irpini che la California c’invidia: Sarno, è doc

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Maura Sarno

La Toscana e la California non sono poi così lontane. No, non è soltanto questione di territorio: il verde, le colline, l’odore dei vigneti, i panorama mozzafiato e, d’estate soprattutto, una luna piena da far commuovere chiunque. C’è anche questo, of course. C’è anche questo nello splendido angolo d’Irpinia dove “regna” incontrastata lady Maura Sarno, una delle più belle e brave signore del vino made in Campania. Ma c’è, soprattutto, il suo impegno, la sua professionalità e l’impegno e la professionalità del suo staff. E c’è la passione di Maura Sarno, “figlia” di un attaccamento alla sua famiglia che ha cominciato a produrre vino nel lontano 1860. Passione, quella di Sarno, per la sua terra, per il suo territorio, per la sua vigna. Quasi la coccola, la guarda, l’ammira, la tratta come una figlia. Tutto questo ha generato una scelta più che coraggiosa, e vincente: un unico sito, un’unica vigna per un’unica tipologia di uva, dando vita ad un prodotto unico. Lo riconosce anche l’Espresso, nella sua prestigiosa Guida dei vini: “Scelta coraggiosa quella di Maura Sarno, coltivare in un unico sito un vigneto solo di Fiano, che per lei significa autentica espressione del territorio”. Siamo a Candida, antico borgo della provincia di Avellino, situato a 600 metri di altitudine. E’ qui che lady Sarno ci ha accolti in una meravigliosa serata di metà luglio. Per un aperitivo suggestivo, per un’anteprima da 10 e lode. Maura Sarno ha presentato ai suoi ospiti il “Sarno 1860”, spumante di 12 gradi prodotto con il metodo charmat a dosaggio zero, dunque “conservato” in un grande recipiente meglio conosciuto come autoclave. Un aperitivo tra i vigneti, tavoli tra le vigne e i filari, odore di vino e mosto, profumi di vita. A qualcuno, forse ai più, sono venute spesso in mente le scene di un film straordinario: “Il profumo del mosto selvatico”, film del 1995 diretto da Alfonso Arau con, tra gli altri, Keanu Reeves, Aitana Sánchez-Gijón, Anthony Quinn, Giancarlo Giannini. Tutto curato nei minimi dettagli. Principe assoluto lo spumante, ma ad accompagnare il “festeggiato” ci ha pensato, alla perfezione, uno chef che fa leccare i baffi Avellino e non solo: Iole Iannaccone di “AJO!”. Un menù aperitivo impeccabile: polpetta di melanzane, polpetta di alici, minipizza di scarole con alici, olive e capperi, salatini di brisé con baccalà mantecato, bigné con crema al parmigiano, focaccia con mortadella, frittata “classica” di pasta alla napoletana, cesar salad con pollo. Dulcis in fundo, la torta augurale a cura di “Magà”. Meglio non si poteva. Anche gli ospiti erano di prestigio, a cominciare da due giornalisti doc enogastronomici come Annibale Discepolo e Marina Alaimo.

Ed ancora: il presidente della Commissione Agricoltura della Regione Campania, Maurizio Petracca, l’imprenditore Giuseppe Miele, i giornalisti Marco Grasso, Federica Bavaro, Diana Cataldo, Massimo Iannaccone, Alessia Canarino, Lara Tomasetta, Marco Staglianò, l’imprenditrice Antonella Oliviero, l’imprenditore Renato Abate, i sommelier Annito Abate, Rita Lo Schiavo, altri imprenditori del settore vitivinicolo come Ciro Picariello, Raffaele Troisi di Vadipaerti, lady Cantine Favati. Bella gente per una serata importante, tutti “immersi” in un terreno argilloso calcareo,  dove le viti beneficiano di notti fresche e estati miti, ben tollerando la neve invernale. La vinificazione (Prima vinificazione: 2009) è affidata all’enologo Vincenzo Mercurio. Al momento, lo spumante è prodotto in 7.000 bottiglie ma, quasi certamente, la produzione aumenterà nel giro di poco tempo, visto che già stanno arrivando richieste da tutta l’Europa e dal Sud America. Ma anche in California. Che, come dicevamo all’inizio, davvero poi non è così lontana dall’Irpinia e dalla Campania.

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