Camera Commercio, la fusione Irpinia-Sannio si farà

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Oreste La Stella, presidente Camera di Commercio di Avellino

Come anticipato, il consiglio della Camera di Commercio di Benevento, che avrebbe dovuto deliberare la fusione con l’omologa istituzione di Avellino, non si è tenuto. Fissata per ieri, la seduta è andata deserta, sulla base di una precisa disposizione del ministero dello Sviluppo Economico, comunicata formalmente alla presidenza dell’ente alla vigilia dell’assemblea. La ragione? L’assenza del collegio dei revisori dei conti. Scrive Il Mattino: “Decaduto il vecchio a giugno, si attende il nuovo, che si compone di tre membri. Al momento, è stato nominato solo Francesco Evangelista dal dicastero di via Veneto; mancano ancora i due, la cui designazione spetta alla Regione e alla funzione pubblica. Essendo dunque privo dell’organo deputato al controllo degli atti che interessano il bilancio, l’ente questa, in sostanza, la motivazione alla base del diniego – deve limitarsi all’ordinaria amministrazione. «Se avessimo ignorato la disposizione ministeriale sottolinea il presidente Antonio Campese – avremmo avuto tra le mani un atto nullo. Non sono state ritenute valide, evidentemente, le nostre motivazioni a sostegno del voto, anche in assenza del collegio. La decisione di fonderci con la camera irpina coinvolge in ogni caso il bilancio, a giudizio del ministero; da qui l’impossibilità di deliberare in assenza dei revisori. Quando il collegio sarà perfetto – conclude – convocherò ad horas l’assemblea». Che abbia motivo il presidente di agire in fretta non appena le circostanze glielo consentiranno, è fuori di dubbio. C’è una preoccupazione, in particolare, che lo assilla. «In ogni caso spiega – l’accorpamento si realizzerà per la semplice ragione che è prevista dal decreto di attuazione della riforma camerale, che è prossimo al traguardo dell’approvazione finale. Se la fusione dovesse avvenire ope legis, per effetto, cioè, della legge Madia, correremmo il rischio di subire un taglio del personale del 25 per cento. Se, al contrario, riusciremo noi a decretarla con i nostri deliberati – non dimentichiamo che Avellino già si è espressa in tal senso – l’ipotesi della riduzione dei livelli occupazionali scenderebbe al 15». C’è da aggiungere in proposito che, dall’incontro dei due enti, verrebbe fuori una pianta organica complessiva notevolmente sottodimensionata. «Posto a 10 il livello minimo occupazionale sotto cui non è possibile scendere, Avellino e Benevento insieme si troverebbero a 7.5; due punti e mezzo al di sotto, dunque, del minimo consentito» chiarisce, in merito, Campese. Ci sarebbero dunque tutte le condizioni per tutelare i dipendenti. Una voce insistente, che circola da qualche tempo, infine, ipotizza la fagocitazione di Avellino e Benevento da parte della camera di Salerno. «Ma è una possibilità – avverte Tommaso De Simone, vicepresidente nazionale di Unioncamere – che non sta assolutamente in piedi. Occorrerebbe una espressa volontà in tal senso da parte degli enti camerali interessati, che manca e che mai ci sarà, evidentemente; senza contare poi quello che è stato già stabilito dalla legge di riforma»”.

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