Denso investirà (e assumerà) in Irpinia, Nestlè nel Sannio

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Nel Patto per la Campania c’è inoltre un primo accenno di politica industriale puntando sulle quattro A, e cioè: aerospazio, agroalimentare, automotive e abbigliamento-moda. Le prime iniziative in atto su questo versante riguardano la Ge Avio che investirà nell’industria e in ricerca e sviluppo a Pomigliano, oltre a una manifestazione d’interesse della Fca per Pomigliano, e ai giapponesi della Denso che stanno per avviare un programma di ultima generazione per condizionatori destinati all’automotive in Irpinia. Infine la Nestlè potenzierà il suo investimento nel Sannio. Ciò anche grazie al fatto che, col varo dello sportello unico regionale per le attività produttive, il Surap, previsto anch’esso dal Patto, al massimo in tre mesi tutte le pratiche dovranno essere smaltite. E alla scelta di puntare sulla Agenda Digitale, portando la banda ultra larga fin dentro le imprese, i centri di ricerca e gli uffici della pubblica amministrazione. Nel Patto per la Campania c’è poi una misura innovativa, di grande impatto economico, che nei Paesi dove è stata adottata ha dato risultati concreti e immediati in termini di creazione di nuovi posti di lavoro e di sviluppo di attività imprenditoriali: si tratta delle Zone economiche speciali. La Regione Campania ha deciso di creare un’unica Zes che comprenderà i porti di Napoli e di Salerno, le loro aree retroportuali e la zona ex industriale di Bagnoli. Nel Patto per la Campania ci sono già 200 milioni per la riqualificazione di Bagnoli e altrettanti per la Zona economica speciale con investimenti, però, concentrati, nell’area portuale e retroportuale. Oltre a 147 milioni per lo scalo di Napoli. Ma cos’è una una Zona economica speciale? Si tratta di un’area geografica dotata di una legislazione economica differente dalla legislazione in vigore nel Paese di appartenenza, quindi nel resto d’Italia. Le Zone economiche speciali sono solitamente create per attrarre maggiori investimenti stranieri e ne sono nate in diverse parti del mondo. La loro moltiplicazione nelle economie invia di sviluppo, e in particolare in quelle emergenti, negli ultimi decenni sembra confermare l’utilità e l’efficacia dello strumento. In Polonia, tra il 2005 e il 2015, gli investimenti localizzati nelle Zes sono stati pari a quasi 20 miliardi, gli occupati sono passati da 75 a 287 mila, con un incremento di quasi 213 mila nuovi posti di lavoro.

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