Camere di Commercio: riforma verso il traguardo

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Unioncanere

Centottanta giorni di tempo per scrivere il piano di razionalizzazione per alleggerire i costi delle Camere di commercio e ridurre, di conseguenza, le sedi da 105 a massimo 60. Il taglio dovrà tenere conto del numero minimo di iscritti al registro delle imprese: 75mila. Paletti, poi, per la nomina dei consiglieri per ogni struttura che non potranno superare quota 22 nelle Camere con più iscritti. Sono questi, in estrema sintesi, i cardini portanti della riforma Madia delle Camere di commercio, che dopo mesi di rinvii dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri questa settimana, probabilmente giovedì. La prima bozza di testo risale a circa un anno fa. Già da due anni, in vista della riforma, le Camere hanno avviato le prime fusioni. Al momento, infatti, sono 99.

Sarà l’organo rappresentativo delle Camere a occuparsi del piano di razionalizzazione. Entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge Unioncamere dovrà inviare al Mise il piano per i tagli. Una volta inviato il piano le nuove circoscrizioni saranno approvate dal ministero entro altri due mesi. Inoltre, nel piano dovranno essere ridotte le aziende speciali mediante “accorpamento” di tutte quelle che svolgono compiti simili o che comunque possono essere svolti in modo coordinato da un’unica azienda. Nel piano rientreranno anche gli uffici di troppo e del personale presente nelle sedi doppione. La costituzione e il mantenimento di Unioni regionali potrà essere consentita solo con l’approvazione del Mise e dopo aver dimostrato l’economicità della struttura.

Per il personale in esubero dovrebbe essere applicato l’articolo 30 del Testo unico sul pubblico impiego, ovvero il trasferimento ad altra amministrazione. Fino all’assorbimento di tutte le eccedenze sarà vietata l’assunzione di nuovo personale. Al personale delle aziende speciali e delle “unioni” si applicherà invece la mobilità prevista delle società partecipate. Scenderà il numero massimo di componenti che ogni Camera di commercio potrà avere nei propri Consigli. Il dlgs pone un limite ai mandati dei dei consigli, che potranno essere “rinnovati per due sole volte”. Secondo le nuove regole, fino a 80mila imprese, le camere potranno avere massimo 16 consiglieri (e non più 20); oltre le 80mila imprese il tetto è stato fissato a 22 consiglieri (invece che 30). Nel testo viene inoltre riproposto il taglio degli oneri a carico delle imprese iscritte nei Registri, come previsto dal decreto 90 del 2014. Viene ridotto progressivamente: del 35% nel 2015, del 40% per quest’anno e del 50% per il 2017.

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